Cronaca Borgo Montello

Interventi al campo rom Al Karama, il Comune ha le mani legate

L'Ente di piazza del Popolo risponde alla lettera inviata da alcuni cittadini al ministro Riccardi per denunciare il blocco degli interventi: "Non possiamo agire per la ricostruzione"

Il Comune ha le mani legate. Le legge gli vieta qualsiasi tipo di intervento nel campo rom Al Karama di Borgo Montello.

La comunicazione dell’Ente di piazza del Popolo arriva all’indomani della lettera inviata da un gruppo di cittadini al ministro Andrea Riccardi e con la quale denunciavano il blocco degli interventi pubblici da parte dell’amministrazione stessa.

Attraverso una nota il Comune di Latina ha voluto fare luce su quella che nella missiva viene definita come “un’inspiegabile procedura bloccata” in merito alla riqualificazione del campo di Al Karama. Bene, la risposta è semplice, che l’amministrazione comunale, recependo l’incostituzionalità del “piano nomadi” della Presidenza del consiglio dei ministri, non può di fatto adempiere a qualsiasi intervento di ricostruzione del campo di prima accoglienza di Al Karama a Borgo Montello.

Il Consiglio di Stato con la decisione n. 5060 del 16 novembre 2011 ha accolto i ricorsi dell'associazione per la difesa dei diritti dei rom, European roma rights centre foundation e di due abitanti del campo Casilino 900 di Roma.

“In pratica la politica sui rom di questi ultimi tre anni è stata dichiarata illegittima – si legge nella nota del Comune -; la sentenza infatti cancella l’emergenza nomadi avviata nel 2008 dal Viminale sotto la guida dell'ex ministro Roberto Maroni. Palazzo Spada non ha solo rigettato il ricorso in appello della presidenza del Consiglio dei ministri, del ministero dell'Interno, del dipartimento della protezione civile e delle prefetture di Roma, Milano e Napoli contro la sentenza dell'1 luglio 2009 del Tar di Roma che aveva emesso un primo verdetto favorevole per l'Errcf - prosegue - , ma ha recepito il controricorso della stessa associazione, non pienamente soddisfatta dalla pronuncia di primo grado che non aveva condiviso il rilievo della carenza di presupposti di fatto idonei a legittimare una declaratoria di emergenza e dei lamentati intenti di discriminazione etnica e/o razziale nei confronti della comunità rom. Secondo il Collegio ‘le motivazioni sono insufficienti per decretare lo stato di emergenza per un pericolo più paventato che realmente esistente’".

"Di conseguenza - così si chiude la nota -, decadono anche le ordinanze presidenziali di nomina dei commissari delegati per l'emergenza e tutti gli atti successivi, compresa la spendibilità del finanziamento di 1.300.000,00 euro destinato alla ricostruzione e riqualificazione di Al Karama.

Inoltre, con una lettera a firma del Sindaco Giovanni Di Giorgi il Comune di Latina ha invitato la Prefettura di Latina a convocare una riunione con i vertici della Regione e della Provincia per approfondire la situazione attuale del centro di Al Karama in via Monfalcone.

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