Cronaca

Accoglienza profughi, Forte: “Una nuova legge per la Regione Lazio”

La Regione a lavoro per una nuova legge sui rifugiati. Forte e altri consiglieri visiteranno i maggiori edifici "invasi" e le baraccopoli per stilare un dossier da porre a sostegno della riforma

La tragedia di Lampedusa ha lasciato una ferita profonda in tutto il Paese, una ferita che a distanza di una settimana ancora brucia, e non potrebbe essere altrimenti. Alla luce di quanto successo giovedì scorso sull’isola siciliana, la Regione Lazio lancia la sfida di un cambiamento radicale del sistema di accoglienza per i profughi e i rifugiati.

Il primo passo è una nuova legge da varare al più presto, che ha l’ambizione di proporsi eventualmente come modello o punto di riferimento per altre regioni italiane e per la stessa nuova normativa nazionale. Di questo si è discusso ieri in un incontro tra l’assessore ai servizi sociali Rita Visini, il consigliere pontino Enrico Forte e don Mussie Zerai, di origine eritrea, fondatore e portavoce dell’agenzia Habeshia che da anni denuncia il dramma dei rifugiati e il muro di ostilità e diffidenza eretto in Italia e in buona parte dell’Europa nei loro.

“La tragedia di Lampedusa urla che dobbiamo accelerare i tempi per la riforma che abbiamo in mente – ha dichiarato l’assessore Visini – ma l’idea di varare una nuova normativa, anzi, un nuovo sistema, più vicino e attento ai bisogni reali dei profughi, è stata fin dall’inizio uno dei punti guida del mio assessorato e della Giunta. Ci ha spinto a inserirla tra le priorità della Regione la situazione esplosiva che si registra giorno per giorno nell’intero Lazio: in particolare a Roma, ma anche nell’hinterland e nelle altre quattro province”.

“La nuova legge che andremo a varare, spero nel tempo più rapido possibile – aggiunge Enrico Forte –, oltre a cercare di dare risposte adeguate ai problemi citati dall’assessore, può mirare a mio avviso anche a un obiettivo più alto: diventare la base di discussione non solo su tutto il sistema di accoglienza, locale e nazionale, ma su quello che c’è a monte. In una parola, sui rapporti e sulle politiche nazionali ed europee nei confronti del Sud del mondo. In particolare dei paesi africani dai quali arriva la maggioranza dei rifugiati e dei paesi di transito, come la Libia o l’Egitto.

Penso, ad esempio, a corridoi umanitari per l’emigrazione, in modo da tagliare il terreno sotto ai piedi dei trafficanti di esseri umani. Ma anche a una maggiore attenzione per gli interessi e le esigenze delle popolazioni di quei paesi. Interessi ed esigenze che non sempre corrispondono a quelli dei governi e alle scelte fatte dalla politica occidentale in quelle realtà. Mi piace immaginare che la rivoluzione dell’accoglienza e dei rapporti tra Nord e Sud del mondo sollecitata con forza anche da papa Francesco, possa partire almeno in parte dal Lazio”.

L’idea alla base della legge che si intende impostare è quella di smantellare l’attuale sistema che ha portato a creare centri di accoglienza enormi, diventati pressoché ingestibili, e che di fatto abbandona i profughi al loro destino o, peggio, offre il destro a speculazioni, iniziative e abusi che non di rado hanno richiamato anche l’attenzione della magistratura. Il modello potrebbe essere quello della Svizzera dove i rifugiati, una volta ottenuto dallo Stato il diritto alla protezione internazionale, vengono presi in carico dalle varie regioni, che li distribuiscono su tutto il territorio in piccoli gruppi, seguendone passo per passo il percorso di inserimento lavorativo e sociale e cercando di garantire loro la massima autonomia.

“Non deve più accadere – ha insistito don Zerai – che i profughi, dopo che la loro richiesta di asilo è stata accettata, vengano di fatto abbandonati, con un biglietto del treno in tasca e l’invito a recarsi da qualche parte in Italia. Magari a Roma. Perché questo accade oggi in quasi tutti i Cara d’Italia”.

La nuova legge regionale punta a cambiare tutto questo. Per riempirla di contenuti e  individuarne le direttive, l’assessorato intende coinvolgere anche le organizzazioni che, come  Habeshia, operano a Roma e nel Lazio, a contatto diretto con questa drammatica realtà. La prossima settimana, intanto, è in programma l’ispezione del consigliere Enrico Forte e di altri consiglieri regionali nei maggiori edifici “invasi” e nelle baraccopoli per un confronto diretto con i rifugiati: l’obiettivo è stilare un dossier da porre alla base delle ragioni a sostegno della riforma radicale del sistema di accoglienza in tutto il Lazio. 

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