Sangue infetto, risarcimento di 100mila euro per una 65enne di Latina

La donna nel 2010 ha scoperto di essere positiva all’epatite C; le trasfusioni di sangue, poi accertato come infetto, risalgono agli anni Settanta quando aveva 26 anni. La sentenza del tribunale di Roma condanna il Ministero della Salute a risarcirla

Un risarcimento di oltre 100mila euro per una donna di Latina per i gravi danni di salute causati da una trasfusione di sangue infetto di circa quarant’anni fa.

La sentenza di ieri del tribunale di Roma che ha condannato il Ministero della Salute a risarcire la donna pontina di 65 anni per i gravi danni alla salute provocati dal contagio da epatite C durante il ricovero presso il Santa Maria Goretti di Latina.

Tutto è accaduto a cavallo tra gli anni 1975-1976 quando la donna aveva 26 anni e le erano state somministrate alcune sacche di sangue accertato come infetto dal tribunale di Roma. Solo 25 anni dopo, nel giugno del 2010, la donna è risultata positiva al virus dell'epatite C quando in seguito di normali analisi del sangue le venivano riscontrati dei valori alterati delle transaminasi nel fegato a che stavano a significare un consistente danno epatico.

“Da allora - come spiega l’avvocato Renato Mattarelli - la donna, è caduta in una gravissima depressione e si è isolata volendosi coscientemente emarginarsi per non dover spiegare agli altri il proprio stato di salute. La causa iniziata nel 2012 e terminata con la sentenza di condanna, per le gravi omissioni dei controlli sul sangue trasfuso dai sanitari del Goretti alla donna e per la mancata vigilanza del ministero sull'attività trasfusionale del nosocomio pontino.

Non è la prima ne sarà l'ultima contro l'attività di raccolta, lavorazione e somministrazione del sangue negli ospedali della provincia di Latina nel periodo: anni '60-anni ’80. Sono infatti decine le azioni di risarcimento in corso di notifica per i danni da sangue infetto trasfuso nell'area sanitaria pontina che lo studio legale Mattarelli-Mezzini ha intrapreso in questi giorni e ed intraprenderà entro la fine dell’anno” spiega ancora il legale.

“Fra i danneggiati molti sono infetti da epatite B e C o HIV, nella migliore delle ipotesi, altri sono pazienti terminali da cirrosi epatica e tumore al fegato. Tutti - prosegue l’avvocato Mattarelli - sono stati trasfusi con sangue che (oramai) la storia e l'opinione pubblica conosce come “scandalo del sangue infetto” in quegli anni (metà anni '60 – metà anni '90) in cui non solo le donazioni non erano controllate ma potevano essere effettuate anche dietro compenso (molti dei quali cedevano il proprio sangue infetto per comprarsi dosi di eroina).

Quanto sia grave ed ampio il fenomeno – non solo in terra pontina – è misurabile, sia dall'esistenza dal 1992 della legge n. 210/1992 che (oltre al risarcimento) attribuisce un assegno mensile sotto forma di ‘Indennizzo in favore dei soggetti danneggiati irreversibilmente da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni di sangue e somministrazione di emoderivati’, sia dalla presentazione di quest'anno a Latina del farmaco Sofosbuvir (70mila euro un ciclo di cura) da parte del ministro della salute Lorenzin” conclude il legale.
 

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