Cronaca Sabaudia

Caporalato a Sabaudia, i responsabili dell'azienda agricola negano tutto

Gli interrogatori delle tre persone colpite da ordinanza cautelare per sfruttamento dei braccianti indiani

Primi interrogatori questa mattina per le tre persone colpite da ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione "δο?λος" (dal greco antico "servo", "schiavo") contro il caporalato condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dal procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e dai sostituti Giuseppe Miliano e Valerio De Luca.

L’indagine, incentrata su una importante azienda agricola di Sabaudia ha consentito di portare alla luce una collaudata attività criminale dedita allo sfruttamento dei braccianti agricoli di nazionalità indiana: secondo gli elementi raccolti dagli investigatori nel corso degli ultimi due anni 290 lavoratori stranieri avrebbero lavorato in condizioni di sfruttamento con retribuzioni inferiori al dovuto e non corrispondenti al numero di ore effettivamente lavorate.

Tutte accuse che questa mattina, nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Mario La Rosa i diretti interessati hanno respinto. Marina Marigliani, assistita dall’avvocato Giulio Mastrobattista, ha spiegato di avere sempre pagato tutte le ore di lavoro e di avere rispettato le tariffe del contratto nazionale specificando che tali tariffe sarebbero state rivalutate a gennaio prossimo, come è accaduto puntualmente. Anche Herman Fried Krackhart, l’agronomo che si occupava anche delle pratiche dei lavoratori, ha spiegato che nessuno dei braccianti si era mai lamentato e che gli aumenti di retribuzione erano in programma per gennaio. Irene Conforto invece ha spiegato di svolgere soltanto funzioni di segretaria e non era dunque lei a decidere quale tipo di contratto applicare.

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