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Martedì, 31 Gennaio 2023
Cronaca Sabaudia

Incendio allo stabilimento, madre e figlia al giudice: "Non siamo state noi, ci minacciavano"

L'interrogatorio di Mirella D'Indio e della figlia Tatiana Rizzi, considerate le mandanti del rogo che ha distrutto il 'Duna 35.1' di Sabaudia

Hanno risposto a lungo alle domande del gip negando fermamente di essere loro le mandanti dell’incendio che notta tra il 5 e il 6 gennaio scorso ha distrutto lo stabilimento ‘Duna 35.1’ sul lungomare di Sabaudia.

Mirella D'Indio e la figlia Tatiana Rizzi sono state ascoltate questa mattina dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Giorgia Castriota che ha firmato nei giorni scorsi l’ordinanza cautelare che le ha poste entrambe agli arresti domiciliari. All’interrogatorio era presente anche il sostituto procuratore Daria Monsurrò, titolare dell’inchiesta.

La D’Indio e la Rizzi assistite dall’avvocato Guido Calisi, hanno risposto alle domande negando qualsiasi responsabilità per il rogo e hanno anche sottolineato di essere state minacciate da Valerio Toselli, il 30enne finito in carcere insieme a Simone Petrucci quale esecutore materiale. Secondo gli investigatori le donne avrebbero pagato circa 500 eur ai due ragazzi per una rivalità nei confronti dei titolari della struttura avendo loro una concessione per un'attività di noleggio di attrezzature balneare in uno stabilimento vicino.

A conclusione dell’interrogatorio di garanzia la difesa ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari, istanza sulla quale il gip si è riservato di decidere.

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