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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

Trasfusioni di sangue infetto, ancora risarcimenti: la battaglia di due pontini

Circa 800mila euro di risarcimento per due pazienti di Roma e due pontini, una donna di Pontinia di 52 anni e un uomo di Sezze di 62 anni che da tempo vivono l'enorme disagio da infettati da epatite C

Risarcimento da 800mila euro per trasfusione di sangue infetto per quattro pazienti, due di Roma e due pontini.

Si tratta di una donna di Pontinia di 52 anni e di un uomo di Sezze di 62 anni e di due romani, una donna medico di 65 anni e un funzionario dello Stato deceduto in corso di causa all’età di 55 anni. 

In settimana sono state notificate all’avvocato Renato Mattarelli le sentenze del Tribunale di Roma con cui i quattro danneggiati da sangue infetto, trasfuso fra gli anni 60-80, hanno finalmente ottenuto giustizia. Uno di loro non c’è l’ha fatta ed è morto per Aids nel 2013. 

“Le quattro persone risarcite - spiega il legale - non si sono mai conosciute fra loro ma in comune hanno avuto la disgrazia di aver ricevuto sacche di sangue infettate da epatite B, epatite C e HIV (AIDS). 

La donna medico di Roma da anni ha vissuto e vive il disagio di dover visitare i propri pazienti con il rischio, seppur remoto, di contagiarli. L’uomo deceduto dopo aver scoperto di aver contratto l’AIDS è praticamente impazzito e poco prima di morire ha espresso al suo legale la sua volontà di non voler più combattere contro la malattia e di lasciarsi andare”.

“I due pontini - prosegue l’avvocato - vivono da tempo l’enorme disagio da infettati da epatite C presso l’ospedale di Sezze nel 1981 e il Santa Maria Goretti nel 1984. 

Sorprende non poco che nel caso della donna di Pontinia trasfusa all’ospedale di Latina siano state rinvenute, su richiesta dell’avvocato Renato Mattarelli, la scheda del donatore che per circa 10 anni ha continuato a donare il suo sangue (prima di essere stato escluso dall'elenco dei donatori per scoperta del virus) infettando evidentemente decine di pazienti in terra pontina che probabilmente ancora non sanno di essere stati contagiati dal pericolosissimo virus”.

Nonostante la vittoria le sentenze saranno appellate perché secondo l'avvocato Mattarelli le somme risarcite in primo grado non corrispondo al maggior pregiudizio subito dai danneggiati.

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