Sangue infetto, maxi risarcimento per un ragazzo di Pontinia. Sentenza ribaltata in Appello

La Corte di Appello di Roma ha ribaltato il pronunciamento del tribunale di Latina che aveva rigettato la domanda di un ragazzo di Pontinia, infettato da una trasfusione di sangue nel maggio 1983 quando aveva solo tre mesi

Maxi risarcimento per un ragazzo di Pontinia infettato da una trasfusione di sangue nel maggio 1983; riceverà circa 50mila euro di arretrati e circa 500mila euro con assegni mensili nel corso della sua intera vita.

La Corte di Appello di Roma ha completamente rovesciato - nel tempo record di meno di un anno - la sentenza n. 391 del 13 maggio 2015 con cui il del Tribunale di Latina - Sezione Previdenza che aveva rigettato la domanda del ragazzo.

“Il giovane - avvocato Renato Mattarelli - aveva solo 3 mesi di vita quando per una malformazione del cranio venne sottoposto ad un intervento chirurgico con emotrasfusioni poi accertate infette da epatite C”.

Il ragazzo, si era infatti rivolto all'avvocato Renato Mattarelli che aveva promosso la causa per il riconoscimento dell'indennizzo vitalizio (circa 800 euro mensili) previsto dalla legge n. 210/1992 in favore dei soggetti danneggiati da sangue infetto.

“Il Tribunale di Latina, dopo aver disposto una consulenza medico legale, che aveva accertato che furono proprio le trasfusioni del 1983 a contagiare il giovane di Pontina (quando era un neonato di 3 mesi) - prosegue ancora il legale - aveva poi deciso nel maggio dello scorso anno che il diritto all'indennizzo era caduto in decadenza-prescrizione”. La Corte di Appello di Roma ha accolto integralmente il ricorso dell'avvocato Mattarelli cancellando la tesi del Tribunale di Latina poiché contraria ad un consolidato orientamento della Cassazione.

“Il giovane 33enne di Pontinia - spiega l’avvocato ricostruendo le tappe della vicenda -, sofferente di altre gravi patologie, aveva scoperto nel 2008 di essere stato contagiato dal virus dell'epatite C (poi accertata come conseguenza di una trasfusione di sangue infetto a seguito di un lungo iter burocratico e giudiziario durato 4 anni e terminato con il rigetto Tribunale di Latina). Tutto sarebbe finito nel dimenticatoio dei diritti negati (ad un giovane che si occupa di piccoli lavori saltuari e che ha bisogno di cure continue) se la Corte di Appello di Roma non avesse accolto (nel grido di soli 11 mesi) il ricorso.

C'è a questo punto da credere - conclude il legale - che presto saranno accolti gli appelli a sentenze fotocopia (in casi identici) del Tribunale di Latina- Sez. Previdenza che continua a dichiarare la decadenza/prescrizione al diritto all'indennizzo di alcuni pazienti pontini danneggiati da sangue infetto”.

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