Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

“Rilanciare le prestazione sanitarie”, il grido dei sindacati

Le organizzazioni sindacali hanno incontrato le direzioni sanitarie Asl: "il nuovo atto aziendale della Asl deve realizzare un piano provinciale per la salute"

Rilanciare le prestazioni sanitarie nel territorio per soddisfare i bisogni di salute dei cittadini”. Questo il monito delle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil, e di quelle dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, che hanno incontrato le Direzioni Sanitarie dei 5 Distretti Asl del territorio - all'incontro erano presenti Lucilla Magini per la Cgil, Claudia Baroncini per la Cisl e Antonia Fusco per la Uil, Raffaele D’Ettorre per lo Spi Cgil, Lino De Luca per Fnp Cisl e Francesca Salvatore per la Uil Uil -.

“Il confronto con le Direzioni Sanitarie – ha dichiarato Raffaele D’Ettorre, segretario dello Spi Cgil -  ha confermato che il rilancio della sanità nel nostro territorio passa partendo dal rafforzamento delle politiche sanitarie sul territorio vicine alla necessità e ai bisogni dei cittadini nel giusto rapporto con i Poli Ospedalieri rendendo gli stessi delle proprie e vere eccellenze, sgravandoli da funzioni che sono del Distretto e alimentando le capacità professionali e le innovazioni per rispondere alle situazioni di acuzie a cui sono dedicati”.
In vista dell’atto aziendale del 4 agosto prossimo i sindacati suggeriscono che il documento abbia come asse portante la costruzione di un “piano provinciale per la salute.

“Su tutto – continua D’Ettorre - c’è il problema dell’autonomia tecnico-gestionale ed economica-finanziaria con la mancata certezza delle risorse disponibili, a valle vi è la difficoltà di operare per percorsi assistenziali che facciano divenire la persona- utente non un “cliente” ma un protagonista di attenzione e di assistenza adeguata e continua. In questa ottica va ribadito il concetto, che deve essere alla base dell’Atto aziendale , di vedere la sanità non come un costo, ma come investimento sociale”.

LE PROPOSTE - Per i sindacati il nuovo atto aziendale dovrà partire dal definire e quantificare il “fabbisogno standard” per la salute dei cittadini pontini e non prioritariamente i costi agendo non solo per la cura ma anche per la prevenzione. Per questo propongono che sia implementata la presa in carico delle persone con patologie croniche e legate alla non autosufficienza, che sia  strutturato il rapporto con i MMG (Medici di Medicina Generale) e i PLS (Pediatri Libera Scelta) che rappresentano una parte nevralgica di un nuovo modello di sanità, che si creino strutture intermedie che evitano i costosi e inappropriati ricoveri ospedalieri, che siano implementate e valorizzate le professionalità sanitarie e non presenti nel territorio, evitando l’intasamento dei Pronto soccorso  e le interminabili liste di attesa, che sia sviluppato e potenziato il sistema a rete dei PUA (Punto Unico di Accesso) per poter effettivamente parlare di integrazione socio-sanitaria superando le difficoltà frapposte in particolare dai Comuni più significativi e pertanto con più possibilità operative.

“Occorre intervenire – afferma ancora il segretario dello Spi Cgil - per dotare il “sistema sanità” pontino, di strutture adeguate alla cura delle persone e che siano in grado di arginare il fenomeno della “mobilità”. Da qui occorre partire per ridisegnare il sistema della sanità pontina, con la presenza di 3 poli ospedalieri e  di una rete di assistenza territoriale (Case della Salute), in grado di saper cogliere l’esigenza dello slogan “”, coadiuvata da un rafforzamento dell’elisoccorso, nelle zone interne e isolane.  Ultimo, ma non meno importante un piano della trasparenza con il “ciclo di gestione della programmazione”, che deve vedere realmente e sostanzialmente coinvolti tutti gli attori sociali, sindacali, con confronti periodici”.

“I sindacati sono pronti anche ad aprire una fase vertenziale «affinché nella nostra Provincia venga sempre più reso concreto il diritto alla salute, in particolare per la parte di popolazione più debole che rischia di non curarsi per difficoltà economiche” conclude Raffaele D’Ettorre.

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