Sanità, Sezze: “Ospedale chiuso e dalla Polverini solo promesse”

Il nosocomio del comune pontino rimane vuoto e arriva la protesta del vice presidente del consiglio comunale che accusa la governatrice del Lazio di una mala gestione del settore

L'ingresso dell'ospedale di Sezze

Il presidente della Regione Lazio Renata Polverini nell’occhio del ciclone. Questa volta l’accusa di malgoverno nei confronti dell’ex sindacalista ora a capo della Regione arriva dal vice presidente del consiglio comunale di sezze Roberto Reginaldi.

Il pomo della discordia ? Come sempre la sanità, le promesse fatte durante la campagna elettorale e mai mantenute, i finanziamenti mai arrivati fino al totale collasso del nosocomio del comune lepino, oggi ormai chiuso. Quello che per decenni è stato un fiore all’occhiello della sanità del Lazio ora non è altro che una struttura vuota con letti ammucchiati nelle stanze.

“L'ospedale di Sezze ha subito un depauperamento graduale negli anni passati – racconta Reginaldi -, sino alla sua chiusura. Il colpo finale messo a segno dal governatore della regione Lazio, Renata Polverini, che promise attraverso migliaia di manifesti, che mai avrebbe chiuso gli ospedali che dovevano invece essere potenziati. Una promessa elettorale che tale rimase, i fatti sono stati totalmente contrari alle sue parole”.

Una situazione che ormai è diventata insostenibile difronte a presidi che sono stati chiusi concentrando tutto in quell’ospedale di Santa Maria Goretti a Latina che ormai è vicino al tracollo. Le cause di tutto questo? Secondo Reginaldi sono da far risalire ai debiti della Regione. “Molti debiti della sanità del Lazio sono stati creati dalle ASL romane e della sua provincia, a farne le spese le altre province, maggiormente Latina. E nel frattempo proliferano gli istituti privati ma convenzionati”.

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L'ospedale di Sezze ora ha i reparti vuoti, i letti sono tutti ammucchiati in un angolo con stanze desolatamente vuote, mentre “decine e decine di pazienti sono ricoverati nell’ospedale di Latina su barelle in un centro di una stanza già sovraffollata oppure in corridoi”. E qui, secondo Reginaldi, sarebbe l’ennesimo paradosso della Regione Lazio. Le stanze del nosocomio pontino sono perfettamente riscaldate; tutti i termosifoni sono funzionanti con migliaia di litri di carburanti, utilizzati per riscaldare il vuoto. L’ennesima polemica : “Chi paga tutto questo? Paga il cittadino. E chi dovrebbe controllare? Se la sanità italiana versa in condizioni disperate lo si deve soprattutto alla sua cattiva gestione, allo scarica barile delle responsabilità, alla mancanza di controlli sullo spreco. Ma è fiato sprecato, tutti sanno e tutti tacciono, e nessuno fa nulla”.

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