Martedì, 23 Luglio 2024
Cronaca

Chi era Satnam Singh, il bracciante morto dopo aver perso un braccio sul lavoro

Da tutti conosciuto come Navi, vittima di un gravissimo incidente invece di essere soccorso era stato abbandonato dal suo datore di lavoro nei pressi della sua abitazione. Le disperate parole della moglie

Era uno delle migliaia di braccianti stranieri che lavorano nelle campagne dell’agro pontino, spesso irregolari, senza permesso di soggiorno, senza contratto, sfruttati. Un invisibile. Almeno fino a pochi giorni fa quando la notizia del gravissimo incidente in un’azienda agricola di Borgo Santa Maria prima, e quella della sua morte poi, hanno iniziato a riempire le pagine anche dei più importanti quotidiani nazionali. Satnam Singh, da tutti conosciuto come Navi, 31enne di origini indiane, è deceduto ieri, 19 giugno, all’ospedale San Camillo di Roma dove era ricoverato da lunedì dopo quel terribile incidente sul lavoro che gli è costato la vita.

Gravemente ferito da un macchinario avvolgiplastica a rullo trainato da un trattore che gli aveva amputato un braccio, procurandogli anche altre lesioni, quel pomeriggio Satnam Singh non era stato soccorso. Caricato su un pulmino invece che essere accompagnato in ospedale era stato lasciato davanti alla sua abitazione, e il braccio staccato che era stato appoggiato all’interno di una cassetta degli ortaggi. Abbandonato come si fa con i rifiuti, lasciato in strada davanti agli occhi increduli della moglie disperata. Vittima di un orrore e di una disumanità che sono l’estrema conseguenza di un sistema di sfruttamento che lede la dignità umana. Al momento il datore di lavoro del 31enne bracciante indiano risulta essere l’unico indagato. Dopo la sua morte i carabinieri, a cui sono affidate le indagini, procedono oltre che per omissione di soccorso, anche per omicidio colposo.

Satnam Singh lavorava con la moglie nella stessa azienda da due anni, non avevano un regolare contratto; vivevano nella zona di Castelverde a Cisterna. Era una coppia molto unita e lunedì pomeriggio erano insieme; lei è stata al suo fianco fino alla fine, ma ora è rimasta sola in un Paese in cui sperava di trovare la felicità e di costruire insieme al marito una nuova vita. Sono strazianti le sue parole riportate oggi dal quotidiano La Repubblica. “Ho visto l’incidente, ho implorato il padrone di portarlo in ospedale ma lui doveva salvare la sua azienda agricola. Ha messo davanti a tutto la sua azienda agricola. Il padrone ha preso i nostri telefoni per evitare che si venisse a sapere delle condizioni in cui lavoriamo. Poi ci ha messo sul furgone togliendoci la possibilità anche di chiamare i soccorsi”.

La drammatica testimonianza dei vicini, i primi a chiamare i soccorsi

Attorno a lei si è stretta tutta la comunità indiana del Lazio che per il prossimo martedì 25 giugno ha annunciato una manifestazione in piazza a Latina. Si sono mosse anche le istituzioni con i Comuni di Latina e Cisterna che ha deciso di proclamare il lutto cittadino e la Regione che invece si farà carico delle spese per il funerale. Dure sono state le parole ieri della ministra del Lavoro, Marina Calderone, durante il question time alla Camera. “E’ per me veramente motivo di grande dolore dover commentare questo fatto per le modalità con cui si è svolto, per il fatto che si tratta di una persona che lavorava senza avere un regolare contratto e che è stato vittima di quello che io definisco un vero atto di barbarie, che deve essere perseguito in tutti i luoghi e in tutte le sedi. Oltre ad esprimere il mio cordoglio e quello del Governo ai suoi familiari - ha aggiunto Calderone - manifesto anche il nostro impegno a fornire ogni più ampia assistenza alle autorità, così come stiamo facendo sin dalle prime ore, per verificare e accertare tutti i fatti e fare in modo che chi li ha commessi anche venga punito”. 

Intanto nella mattinata di oggi si è tenuta una manifestazione della Fai Cisl di Latina davanti alla prefettura, alla quale erano presenti il segretario generale del sindacato pontino e quello della Fai Cisl Islam Kotb. Uno sciopero e una manifestazione sono stati proclamati poi da Cgil e la Flai di Frosinone-Latina, insieme a Cgil e Flai Roma e Lazio, per la giornata di sabato 22 giugno.

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