Cronaca

Scafista arrestato a Latina, tre giovani raccontano la tragica traversata dalla Libia

Incidente probatorio al tribunale di Latina nell'ambito dell'indagine che aveva portato la Digos a rintracciare un 23enne ritenuto uno degli scafisti del viaggio dalla Libia in Italia in cui morirono due persone

Hanno raccontato diversi particolari di quella tragica traversata al centro di un’indagine che aveva portato lo scorso due aprile gli uomini della Digos di Latina ad arrestare un 23enne nigeriano ritenuto uno degli scafisti di quel viaggio dalla Libia in Italia, a porto Empedocle, in cui morirono due persone.

Il giovane nigeriano, soprannominato Compasman, si era confuso tra i migranti ed era finito insieme ad una decina di loro in un centro di accoglienza di Borgo Sabotino. Grazie alla testimonianza in particolare di un 25enne del Ghana che, solo dopo una lunga resistenza si era deciso a parlare, la polizia era arrivata a lui.  Lo avevano indicato come il responsabile delle indicazioni della rotta di quel viaggio in cui a tentare di salvarsi la vita erano almeno cento persone.

Per quel viaggio avvenuto il 17 novembre 2014 la Procura di Agrigento aveva aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio plurimo e tratta di esseri umani. Interrogato dopo l’arresto il 23enne aveva negato il ruolo che gli viene contestato dichiarando di essere stato solo uno dei tanti disperati diretti in Italia.

Questa mattina al tribunale di Latina si è svolto l’incedente probatorio davanti al giudice per le indagini preliminari Guido Marcelli, alla presenza del sostituto procuratore di Agrigento che ha coordinato le indagini. Tre i ragazzi di origine ghanese che hanno testimoniato in modalità protetta. Hanno confermato il lungo e complicato viaggio in cui altri stranieri erano presenti armati di fucile, il pagamento di circa 700 euro per salire su quella piccola imbarcazione, indicando come capo di quella che era una vera e propria organizzazione un senegalese.

Secondo i tre il nigeriano di 23 anni, invece, avrebbe collaborato con gli scafisti: sarebbe stato lui, bussola alla mano, a indicare la tratta ma da lui non avrebbero ricevuto nessun tipo di minaccia.

Un’indagine molto probabilmente destinata a nuovi sviluppi.  

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