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Cronaca

Dalla Libia all’Italia, scafista fermato a Latina. Nel tragico viaggio morirono due clandestini

Nel novembre scorso il giovane di 23 anni di nazionlità nigeraiana partecipò alla traversata che si concluse a Porto Empedocle. L'operazione della Digos; fondamentale la testimonianza di uno dei migranti

Come scafista nel novembre scorso ha "guidato" la tragica traversata in cui persero la vita diversi migranti nel loro viaggio a bordo di un barca per arrivare in Italia dopo essere partiti dalla Libia.

La polizia ha fermato a Latina un giovane di 23 anni di nazionalità nigeriana nei confronti del quale, spiegano dalla Questura “sono stati raccolti concreti elementi di prova circa la sua responsabilità nel trasporto via mare di centinaia di clandestini, con il ruolo di scafista”. L’attività è stata condotta dal personale della  Digos di Latina con il coordinamento della Procura di Latina e di Agrigento.

L'IMPORTANTE TESTIMONIANZA - Importante, per arrivare al giovane nigeriano che nel viaggio dei circa 100 migranti partiti dalla Libia per arrivare in Italia aveva il compito di avere la bussola ed essere responsabile della rotta, si è rivelata la testimonianza fatta agli uomini della Digos da un giovane di 25 anni originario del Ghana, ospite oggi del centro di accoglienza "La Ginestra" di Borgo Sabotino. Sulla barca partita dalla città libica di Zuara erano ammassati circa 100 migranti partiti da Nigeria, Senegal, Gambia, Gana, Guinea Bissao: il viaggio che costò la vita a due clandestini, si concluse il 17 novembre  a Porto Empedocle grazie all’intervento di una pattuglia della Guardia Costiera che raccolse l’imbarcazione oramai alla deriva a poche miglia dalla costa.

Ma il racconto del giovane, come riportato dal dirigente della Digos Roberto Artusi durante la conferenza stampa di oggi, parte molto tempo prima quando con un amico il ragazzo decide di lasciare il suo paese, di fare tappa in Libia per poi arrivare in Italia. E proprio in Libia si ferma per diversi mesi, dove lavora e viene sfruttato per raccimolare quei 1000 dollari con cui pagare il viaggio ai trafficanti di uomini. Una notte poi, insieme agli altri, viene svegliato; ammassati su un camion si muovono per circa 50 chilometri prima di arrivare su una spiaggia dove li aspetta una barchetta senza copertura, un gozzo, su cui, dopo essere stati perquisiti e spogliati di tutti gli averi da parte di uomini armati, vengono fatte salire.

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Ed è sulla barca che conoscono i due scafisti, uno al timone ed ai comandi e l’altro con bussola e carte nautiche, detto "compasman", che diventeranno i loro aguzzini: per mantenere la calma sull’imbarcazione ed impedire che ci si attardi per recuperare chi cade in mare, minacciano e colpiscono i migranti disperati ed impauriti. In quel viaggio il 25enne ghanese perderà il suo amico, una delle due vittime ufficiali, mentre secondo il suo racconto sono sette le persone che hanno perso la vita cadendo in mare.

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Soccorso e poi sbarcato a porto Empedocle, il testimone, viene destinato al centro di accoglienza del capoluogo pontino, insieme ad un'altra decina di ragazzi tra cui anche lo stesso scafista soprannominato compasman che, grazie al fatto che nessuno aveva parlato, si era confuso con gli altri durante lo sbarco. "Dopo Dopo mesi di paure e reticenze, il ragazzo ganese, insieme agli altri compagni di viaggio, grazie anche al lavoro svolto dalle mediatrici della casa di accoglienza, decidono di  denunciare il loro aguzzino, il quale anche nel periodo di permanenza nella struttura di Borgo Sabotino, si contraddistingue per essere di indole violenta ed insofferente alle regole del centro, tanto da raccogliere anche delle denunce da parte di quei responsabili".

IL FERMO E LE INDAGINI - Le indagini della Digos hanno così permesso di riscontrare tutto il racconto fatto dai testimoni e di raccogliere gli elementi di prova per effettuare un fermo di polizia giudiziaria per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nei confronti del 23enne nigeriano, dato il pericolo concreto che potesse fuggire. Intanto proseguoino gli accertamenti e le indagini degli uomini della Digos per raccogliere ulteriori elementi di prova a carico del medesimo cittadino nigeriano per i reati di tratta e omicidio, oltre a ricercare elementi per  individuare tutti gli altri soggetti responsabili dei fatti illeciti contestati.

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