Attentati a sindaco e vicesindaco di Sermoneta: il mandante è il presidente della Proloco

L'indagine dei carabinieri ha consentito di individuare gli autori degli incendi alle auto: quattro gli arresti, tra il mandante e gli esecutori materiali

Quattro arresti per gli attentati incendiari al vice sindaco e al sindaco di Sermoneta, Maria Marcelli e Giuseppina Giovannoli. La mente di tutto è Giuseppe Gentile, 46 anni, presidente della Proloco del paese, considerato il mandante degli incendi alle auto delle due amministratrici. Esecutori materiali sono invece Giovanni Bernardi, 41enne di Latina, già noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti penali, al quale viene contestato solo il primo episodio diretto al vice sindaco e consumato il 7 febbraio scorso; Emanuel Poli, 44enne di Sermoneta, al quale vengono invece contestati anche gli altri due attentati del 20 febbraio, ancora ai danni del vice sindaco, e del 9 maggio, ai danni del primo cittadino; Angela Toti, 49 anni, che negli attentati ha avuto il ruolo di accompagnare Poli.

La vendetta del presidente della Proloco

Al centro delle indagini partite dalla stazione dei carabinieri di Sermoneta, guidata dal maresciallo Antonio Vicidomini, ci sono gli interessi personalistici del presidente della Proloco, insoddisfatto della politica del sindaco Giovannoli per il quale si era speso durante l’ultima campagna elettorale. Giuseppe Gentile,  secondo quanto ricostruito dai militari, voleva partecipare all’organizzazione di fiere ed eventi di Sermoneta e aveva, in particolare, ritenuto un affronto che il sindaco lo avesse estromesso dalla gestione della Fiera di San Michele. Il culmine era stato poi raggiunto quando il vice sindaco, con delega al centro storico, aveva fatto togliere delle impalcature che da troppi mesi occupavano parte del suolo pubblico per la ristrutturazione di un immobile che lo stesso presidente della Proloco voleva trasformare in un b&b. I lavori di restauro dell’immobile erano stati bloccati per mesi e non era più possibile tenere le impalcature.

Le dichiarazioni del sindaco: "La legalità è il cardine della nostra attività amministrativa"

Mandante ed esecutori degli attentati

A quel punto il malcontento di Gentile sfocia in un primo attentato incendiario diretto al vice sindaco, obiettivo evidentemente più facile. Per questo scopo vengono assoldati Bernardi e Poli. Ma l’intimidazione non raggiunge lo scopo del mandante e così, pochi giorni dopo, se ne progetta un secondo, il 20 febbraio, eseguito da Poli. Anche in questo caso però Gentile non è ancora soddisfatto e in un crescendo di violenza progetta un attentato all’auto del sindaco con l’obiettivo di farla dimettere. La sua auto, parcheggiata vicino casa, viene trovata semidistrutta la notte del 9 maggio. Accanto, una bottiglia di liquido infiammabile, chiaro segno di una pista dolosa.

Sventato un quarto attentato

Le indagini dei carabinieri, coordinate dal Reparto territoriale di Aprilia diretto dal tenente colonnello Riccardo Barbera, partono da un primo indizio: l’auto di Bernardi immortalata da una videocamera di sorveglianza. Di lì in poi partono le intercettazioni che fanno restringere il campo dei sospetti puntando sul presidente della Proloco. I militari riescono quindi a ricostruire l’intero quadro e la responsabilità di Gentile anche negli attentati successivi. Gli indagati sono stati fermati prima di commetterne un quarto, che era diretto probabilmente all’abitazione del sindaco Giovannoli.

Il colonnello dei carabinieri: "Colpita una comunità intera"

“Mi piace evidenziare il valore di questo tipo di indagine – ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri Gabriele Vitagliano - Quando un privato minaccia e addirittura, come in questo caso, usa atti di violenza diretti ad amministratori pubblici è importante intervenire subito, perché chi è effettivamente minacciato non è l’amministratore in sé come persona ma è tutta la comunità che rappresenta. Se queste persone fossero riuscite nell’intento di provocare le dimissioni del sindaco e del vicesindaco di Sermoneta per farle sostituire con amministratori più vicini ai loro interessi personalistici, sarebbe stata lesa non la carriera dei singoli amministratori ma la possibilità di effettuare politiche tese esclusivamente al bene pubblico di Sermoneta”.

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