Cronaca

Pestaggio a Sezze, il gip: "Una aggressione di particolare crudeltà in un clima omertoso"

Domani l'interrogatorio dei due ragazzi, di 17 e 20 anni, accusati del tentato omicidio di un romeno picchiato e lasciato sull'asfalto in pieno centro

Saranno interrogati entrambi domani mattina anche se in sedi diverse i due ragazzi, uno appena 17enne, l’altro 20enne, arrestati sabato con l’accusa di tentato omicidio per avere brutalmente pestato il 30 marzo scorso a Sezze un cittadino di nazionalità romena provocandogli la frattura del cranio ed un’emorragia cerebrale.

Ad ascoltare P.M., il più grande, sarà il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Giuseppe Cario che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare mentre  il più piccolo, che è stato portato in un istituto detentivo minorile a Roma, sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minori di Roma Efisia Gaviano alla presenza non soltanto del suo difensore, l’avvocato Italo Montini, ma anche di una psicologa, così come previsto nel caso di minorenni.

Dalle carte delle indagini condotte dalla Squadra mobile di Latina, partite dopo l’arrivo all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina di un uomo privo di documenti e in gravi condizioni, emergono una serie di particolari che rivelano sia la particolare crudeltà dell’aggressione che il clima di omertà nel paese dove nessun sembra aver visto nulla nonostante l’aggressione sia avvenuta a Porta Sant'Andrea, in pieno centro, dove erano presenti numerose persone e qualcuno ha addirittura filmato quanto stava accadendo prima ancora di chiamare i soccorsi. 

Il pestaggio è stato cercato e voluto, spiega il giudice nell’ordinanza a carico del minorenne, visto che il romeno è stato prima provocato verbalmente, poi seguito e aggredito alle spalle "nonostante camminasse lentamente in palese stato di ubriachezza. Le azioni lesive poste in essere dai due – spiega ancora il gip – sono state contestuali e combinate al fine di cogliere di sorpresa la vittima e impedirgli qualsiasi reazione. C’è insomma un’ipotesi di dolo diretto”.  Il giudice non manca peraltro di evidenziare "l’evidente ritrosia e omertà delle persone del paese e la difficoltà di reperire testimonianze dirette di persone che avrebbero assistito all’aggressione”. Tale considerazioni hanno indotto il magistrato a ritenere opportuno non lasciare il minore in libertà anche alla luce di un precedente specifico a suo carico per violenza aggravata e percosse ai danni di un coetaneo.

Questa volta l’accusa è molto più grave: tentato omicidio con le aggravanti di avere agito per futili motivi e approfittando della evidente minorata difesa della vittima. 

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