Cronaca

Braccianti schiavi, costretti a vivere nel degrado e intimiditi con le armi: un arresto

Un'altra operazione della polizia è scattata a Fondi in un'azienda agricola gestita da due cittadini indiani che sfruttavano connazionali

Lavorare come schiavi nelle campagne pontine, senza nessuna tutela, senza turni di riposo, anche per 15 ore al giorno, per pochi euro l'ora. E' accaduto tra Fondi e Terracina, dove gli agenti del commissariato locale di polizia e della squadra mobile hanno scoperto quattro braccianti indiani, tutti intorno ai 30 anni, costretti a vivere in condizioni disumane e nel degrado più assoluto. Dormivano all'interno di un capannone e avevano ricavato giacigli di fortuna all'interno di una vecchia cella frigorifera di un camion in disuso. Come servizio igienico un bidone di latta. 

Il blitz della polizia

Il blitz della polizia nell'azienda agricola Hargun Sirat, località Barchi, è scattato all'alba di ieri, 13 agosto. Gli investigatori sono arrivati nell'appezzamento di terreno dopo aver tenuto d'occhio due cittadini indiani, titolari dell'attività imprenditoriale, che avevano precedenti per spaccio di stupefacenti. Un'irruzione finita con l'arresto di uno di loro, Gurman Singh, 34 anni, ritenuto responsabile di sfruttamento del lavoro per aver impiegato manodopera in condizioni degradanti e in stato di bisogno, mentre il complice, Vikramjit Singh, 30 anni, anche lui indiano e socio della ditta, risulta al momento irreperibile.

La minaccia delle armi

L'uomo è anche accusato di ricettazione e detenzione illegale di armi. Nel corso della perquisizione gli agenti hanno infatti trovato e sequestrato una pistola Beretta modello 38 special, provvista di quattro cartucce e risultata provento di un furto commesso a Roma nel 2017, insieme a una pistola semiautomatica a salve marca Kimar, con la canna appositamente annerita per farla sembrare vera. Le armi venivano utilizzate dai due imprenditori per intimidire e minacciare i braccianti, completamente soggiogati e impossibilitati a ribellarsi. 

Il permesso di soggiorno per sfruttamento

Nell'azienda agricola erano impiegati, completamente in nero, quattro connazionali, tutti privi di permesso di soggiorno. Gli aguzzini sapevano che i lavoratori non potevano allontanarsi dalle campagne perchè clandestini sul territorio nazionali. Solo una delle vittime ha deciso di collaborare con la polizia, ammettendo le condizioni di lavoro e di vita a cui era costretto. Per lui sono state avviate, come previsto dalla legge, le pratiche per il riconoscimento del permesso di soggiorno per sfruttamento, mentre per gli altri è previsto il foglio di via con espulsione dal territorio nazionale. 

Nei giorni scorsi un altro arresto a Terracina

L'operazione scattata nell'azienda agricola di Fondi in seguito a una serie di indagini relative proprio ai due cittadini indiani, ma rientra nel più ampio servizio di controllo predisposto alla Questura di Latina proprio contro il caporalato e il fenomeno dello sfruttamento del lavoro nei campi. Nei giorni scorsi un’operazione analoga è stata condotta dalla polizia a Terracina, conclusa con l’arresto di un altro imprenditore agricolo del luogo.

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