Siccità: allarme per il lago di Ninfa, la Fondazione chiede un tavolo urgente

Il presidente Pier Giacomo Sottoriva sottolinea il rischio di scomparsa delle zone umide di Pantanello, del fiume e di tutto il sistema ambientale di Ninfa e scrive al ministro e ai vertici della Regione

Una lettera indirizzata al Ministro dell’Ambiente, al presidente della Regione Lazio e ai consiglieri pontini, al prefetto di Latina, alla presidente della Provincia e ad Acqualatina. A scriverla è il presidente della Fondazione Caetani Pier Giacomo Sottoriva e il tema è quello della crisi idrica. Al centro della crisi, la situazione del Lago di Ninfa che è all’origine di tutti i sistemi ambientali che la Fondazione gestisce. “Ci troviamo ad affrontare una situazione che mai, né nei 45 anni di storia della Fondazione né nei precedenti 60 anni di gestione di Ninfa da parte della famiglia Caetani, si era presentata così drammaticamente”, scrive Sottoriva.

Il lago oggi ha subìto un abbassamento del livello medio ordinario di circa un metro e mezzo: “Si tratta – spiega il presidente - di  una massa d’acqua assolutamente ferma che non riesce a sfiorare in nessuno dei suoi punti di uscita verso il fiume a causa della scarsissima alimentazione da parte delle sorgenti subacquee e ripariali, e presenta sostanzialmente un tempo di ricambio infinito, con evidenti problemi di innalzamento critico del carico trofico delle acque”.           

A causa dell’abbassamento del livello di saturazione del terreno il Giardino è in fortissima sofferenza. Le aree umide di Pantanello, realizzate con l’impiego di cospicue risorse finanziarie pubbliche ( circa 3 milioni di  euro di  finanziamenti regionali, del Governo  centrale e comunitari) ed esempio unico di ricostruzione di un paesaggio umido naturale in terreni da un secolo dedicati alla produzione agricola, sono al momento scomparse, lasciando spazio a radure asciutte e oramai prive della ricca ornitofauna che vi si era insediata.         

“A questo punto – prosegue Pier Giacomo Sottoriva nella lettera - non è più rinviabile una riflessione comune sul modello di gestione della risorsa idrica, unico punto all’ordine del giorno di un auspicabile tavolo tecnico-politico che affronti con estrema urgenza questo problema. E’ giunto il momento di capire se è possibile introdurre nuovi modelli o passivamente affidarsi al destino, in considerazione di ciò che i cambiamenti climatici minacciano di ripetere nel breve futuro. Sulla base delle nostre conoscenze del sistema idrogeologico sappiamo che, in mancanza di modificazioni dello stato di cose, il sistema sorgente-lago è destinato a scomparire in tempi brevi. Anche con un intervento tempestivo di alleggerimento del sistema di prelievi il lago impiegherà almeno un paio di anni per riacquisire la sua floridità idraulica, e nel frattempo dovremo capire cosa sarà degli ecosistemi che da esso dipendono”.    

La lettera prosegue con la richiesta urgente di un tavolo tecnico da parte della Regione o della Provincia, per quanto di sua competenza.

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