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Cronaca Centro / Viale dello Statuto

Zio e nipote gambizzati a San Felice Circeo, torna in carcere Alessandro Zof

Il 32enne ritenuto responsabile del duplice tentato omicidio di inizio aprile. Scarcerato il 12 aprile scorso, oggi si è visto notificare una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere

Seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere per Alessandro Zof.

Il 32enne di Latina è considerato l'autore della gambizzazione avvenuta sul lungomare di San Felice Circeo nella notte tra domenica 5 e sabato 6 aprile. Gli agenti della squadra mobile lo avevano arrestato qualche giorno dopo, il 12 aprile, poi il tribunale del Riesame lo aveva scarcerato.

Oggi pomeriggio, però, gli agenti del commissariato di Terracina e quelli della squadra Mobile hanno notificato al 32enne una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del tribunale di Latina  Mara Mattioli, "in cui si rafforza - si legge in una nota della Questura - con nuovi elementi di prova a suo carico il quadro indiziario.

Alessandro Zof è stato rintracciato questo pomeriggio in viale dello Statuto. Nella sua abitazione di via Londra la polizia ha trovato le valigie pronte, circostanza che fa presumere l'intento di voler di nuovo rendersi irreperibile, come subito dopo i fatti di San Felice. 

Si rappresenta - prosegue la nota - che dal momento che il Zof già in precedenza si era reso irreperibile e non potendosi escludere ulteriori fughe l’ordinanza del gip  è stata eseguita tempestivamente procedendo all’immediato rintraccio".

In questa seconda ordinanza sono inseriti nuovi elementi, che vanno a rafforzare un quadro indiziario che di fronte al tribunale della Libertà non aveva retto. Una cornice maggiormente dettagliata, fatta di riscontri tecnici e circostanze che nella prima fase dell'emergenza non era stato possibile ricostrure. 

Secondo quanto si apprende, è la circostanza che evidenzia come l'indagato sia stato visto sul luogo che rappresenta l'elemento più importante. In generale, il valore aggiunto è rappresentato dall'incastro di movimenti e riscontri, una serie di ricotruzioni minuto per minuto che sarebbero in grado di collocarlo e risulterebbero coerenti con il suo allontanamento.

In altre parole un'indagine purametente tecnica quella coordinata dal capo della Mobile Antonio Galante. Titolare dell'inchiesta il sostituto procuratore Gregorio Capasso.

Sul fronte del movente, gli inquirenti restano convinti che non ci siano motivi legati alla droga dietro il duplice tentato omicidio, ma forse l'esito di una lite verbale nata per futili motivi, uno sguardo e una parola di troppo.

Intanto le persone ferite hanno entrambe riportato gravi conseguenze.

Completate le formalità di rito, il 32enne è stato nuovamente trasferito in carcere a disposizione dell'autorità giudiziaria.

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