Cronaca Cisterna di Latina

Strage di Cisterna, Capasso non doveva avere la pistola: i due medici che lo valutarono accusati di omicidio colposo

In udienza preliminare i sanitari che rilasciarono il certificato di idoneità al carabiniere che uccise le figlie Alessia e Martina e poi si tolse la vita

Sono indagati per omicidio colposo e ieri mattina sono comparsi davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina i due medici che hanno rilasciato il certificato di idoneità ad avere l’arma a Luigi Capasso, il carabiniere che il 28 febbraio 2018 a Cisterna ha prima sparato alla moglie ferendola, poi si è barricato in casa dove ha ucciso le due figlie Alessia e Martina di 13 e 7 anni e dopo una trattativa con i colleghi dell’Arma durata ore si è tolto la vita.

La Procura di Latina aveva aperto un’inchiesta, coordinata dai sostituti procuratore Carlo Lasperanza e Giuseppe Bontempo, per chiarire le modalità di rilascio del permesso per l’arma di ordinanza al militare al quale era stata precedentemente ritirata. Quintilio Facchini e Chiara Verdone, rispettivamente medico di fiducia di Capasso e medico militare nel servizio di infermeria del presidio di Velletri, avevano sottoposto il pluriomicida a visite mediche visitato pochi mesi prima della strage dando il via libera per la restituzione dell’arma.

Le precarie condizioni psicologiche del carabiniere erano decisamente instabili a causa del degenerare del rapporto con la moglie Antonietta Gargiulo, che si stava chiudendo: lui non accettava la situazione e l’aveva aggredita in più di una occasione, l’ultima volta davanti ai colleghi di lei che erano intervenuti per difenderla. Dopo questo episodio la donna aveva presentato un esposto al commissariato di polizia, circostanza che aveva determinato il ritiro dell’arma. Poi grazie ai certificati di idoneità Capasso ne era rientrato in possesso e l’aveva utilizzata per compiere il suo folle gesto.

I due medici ora sono accusati di omicidio colposo e ieri sono comparsi davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina Mario La Rosa: in aula la moglie si è costituita parte civile con l’avvocato Claudio Botti, poi il rinvio all’udienza del 27 gennaio 2022 per la citazione del responsabile civile. In quella sede il gup deciderà anche sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura.

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