Taglio dei tribunali, l’allarme degli avvocati: “Riforma inattuabile”

Per Malinconico, presidente dell'ordine degli avvocati di Latina, la spending review è controproducente: "Il tribunale del capoluogo non ha gli spazi per assorbire le sedi distaccate"

È un grido d’allarme contro “la giustizia negata” quello levato dall’ordine degli avvocati di Latina contro la riforma geografica delle sedi giudiziaria decisa dal governo Monti. Questa mattina gli avvocati del foro pontino si sono dati appuntamenti al teatro Cafaro per incontrare i candidati pontini alle elezioni politiche per sollevare la questione in vista della nuova legislatura. E domani daranno vita addirittura a un corteo che partirà dal tribunale e finirà sotto la Prefettura, dove i rappresentanti della categoria forense consegneranno una petizione al prefetto Antonio D’Acunto.

“Gli avvocati non scendono volentieri in piazza - afferma Giovanni Malinconico, presidente dell’ordine degli avvocati di Latina - perché credono nella ragionevolezza. Se lo fanno è perché qualcosa si è deteriorato nel rapporto con lo Stato”. Il rischio paventato a causa dei tagli alle sedi giudiziarie distaccate e agli uffici del giudice di pace è quello di un netto peggioramento del funzionamento della macchina giudiziaria nella provincia pontina, già tra le peggiori in quanto al numero di processi pendenti.

“Il quadro dell’amministrazione della giustizia nella nostra provincia è già drammatico. Senza interventi urgenti la situazione rischia di aggravarsi ulteriormente” denuncia Malinconico, che si è rivolto ai politici presenti. In platea sedevano i candidati al Parlamento del Pd Moscardelli e Amici e dell’Udc Aldo Forte. Oltre a loro anche i candidati alle regionali Maietta (Fratelli d’Italia), Sovrani (Lista Bongiorno), De Marchis e Zuliani (Partito democratico) e i sindaci di Latina, Priverno e Fondi.

“Siamo di fronte a una riforma dissennata” aggiunge Malinconico, secondo il quale “il sud del Lazio e il nord della Campania vengono privati di presidi della giustizia”. E per la sopravvivenza del tribunale di Cassino, l’unico che potrebbe arrivare al tetto dei 21 giudici per restare in piedi, alcuni comuni del sud pontino potrebbero essere assegnati al foro ciociaro. “Con conseguenze folli per inquirenti, giudici e cittadini” commenta il presidente dell’ordine degli avvocati.

IL TAGLIO DEI TRIBUNALI, UN AIUTO ALLA CRIMINALITA’. Secondo Malinconico la chiusura delle sedi giudiziarie (con la riforma la provincia di Latina perderà i tribunali di Terracina e Gaeta) “agevola le infiltrazioni della criminalità” e scoraggia cittadini e aziende a ricorrere alla giustizia. “A un’azienda di Ponza o del sud pontino che volesse intentare una causa per recuperare 500 o 2000 euro conviene rinunciare piuttosto che intraprendere un iter di cinque-dieci anni”.

La riforma della geografia giudiziaria voluta dal governo Monti resta attualmente ferma, in attesa dell’insediamento del nuovo Parlamento. Ma per il presidente dell’ordine degli avvocati di Latina la riforma “è inattuabile”. “Stranamente - dice con ironia Malinconico - il ministero della giustizia ora si è accorto che nei tribunali maggiori, come quello di Latina non c’è spazio per ospitare i giudici delle sedi soppresse. E oggi i tagli comporterebbero l’affitto di nuovi sedi per ospitare gli uffici di cancelleria, personale amministrativo e fascicoli”.

LA CHIUSURA DEGLI UFFICI DEL GIUDICE DI PACE. Pesanti disagi saranno causati anche dal taglio delle sedi dei giudici di pace di Sezze, Priverno, Terracina, Minturno, Gaeta, Fondi e Castelforte. Impensabile dirottare tutte le competenze all’ufficio del capoluogo: “I locali del giudice di pace di Latina - sottolinea Malinconico - sono inadeguati. Già oggi si svolgono le udienze tra affollamento e trasandatezza”.

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Sono tre, dunque, le richieste avanzate dagli avvocati pontini al nuovo Parlamento: il mantenimento delle sedi distaccate del tribunale, la conservazione di almeno due uffici del giudice di pace oltre a quello di Latina e l’aumento della pianta organica delle sedi giudiziarie esistenti. 

I CANDIDATI AL FIANCO DEGLI AVVOCATI CONTRO I TAGLI AI TRIBUNALI

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