Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

Tentata estorsione per un immobile all’asta: ecco chi sono gli arrestati

Tra le quattro persone finite in carcere anche un esponente mafioso di una cosca agrigentina e il fratello di Lallà Di Silvio

Una tentata estorsione aggravata commessa con modalità mafiose per l’aggiudicazione di un immobile all’asta ha portato questa mattina all’alba all’arresto di quattro persone da parte degli agenti della Squadra mobile di Latina. Si tratta di Ferdinando Di Silvio detto Gianni, esponente dell’omonimo clan e fratello di Ferdinando Lallà; Ignazio Gagliardo, esponente di una cosca mafiosa dell’agrigentino con un precedente per omicidio; Patrizia Balestrieri di Latina e Paolo Vecchietti. Divieto di dimora invece per la sorella della Balestrieri, Lucia. I provvedimenti cautelari, richiesti dai pm della Direzione distrettuale antimafia Luigia Spinelli e Francesco Gualtieri, sono stati firmati dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma Gabriele Tomei.

Le indagini hanno preso il via a ottobre dello scorso anno in seguito alla denuncia di un uomo di Latina il quale ha raccontato di aver subito pressioni per vendere un appartamento di via Attilio Regolo, a Campo Boario, che lui si era aggiudicato all'asta. Nell’immobile in questione abitavano Lucia Balestrieri e Salvatore Ciotola, ritenuto vicino a clan camorristici della città di Napoli e condannato a 22 anni di carcere per avere supportato i sicari che uccisero il boss Gaetano Marino sul lungomare di Terracina. L’uomo sta scontando quella pena agli arresti domiciliari nel capoluogo pontino.

Gli investigatori hanno accertato una serie di atti intimidatori realizzati, a partire dal luglio dello scorso anno, ad opera di Gagliardo, di Patrizia Balestrieri, considerata la mandante e di Vecchietti. Nel corso di alcuni incontri – in occasione dei quali vi sarebbe stata l'opera di mediazione svolta da Ferdinando Di Silvio detto Gianni – alla vittima sarebbe stato consigliato di vendere l'immobile ad un prezzo inferiore a quello di mercato ai precedenti proprietari, presentati come persone poco raccomandabili originarie di Napoli, con l'avvertimento che rifiutare tale proposta lo avrebbe esposto a non meglio specificate ritorsioni. Successivamente, gli sarebbe stato comunicato che i precedenti proprietari non erano più interessati a rientrare in possesso dell'abitazione, ma pretendevano 12mila euro per considerare chiusa la questione. Ai suoi tentennamenti, l'esponente della famiglia Di Silvio avrebbe affermato di non poter fare più nulla per aiutarlo, lamentandosi altresì per la mancanza di rispetto subita e pretendendo, per ciò solo, il pagamento immediato di 2mila euro.

Così questa mattina, 11 luglio, sono state quattro misure di custodia cautelare in carcere e un divieto di dimora, eseguite tra le città di Latina, Roma e Napoli. Contestualmente, sono stati eseguiti decreti di perquisizione personale e locale nei confronti di tutti gli indagati e presso la sede legale e le unità locali di una società riconducibile a due di questi.

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