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Martedì, 9 Agosto 2022
Cronaca Terracina

Così gli indagati tentarono di ostacolare l'inchiesta: Procaccini si rivolse al procuratore Lasperanza

I tentativi di screditare l'attività della guardia costiera di Terracina. Lo stesso europarlamentare di Fratelli d'Italia intervenne con il comandante della capitaneria di porto di Gaeta Federico Giorgi

Dalle carte dell’inchiesta che ha provocato un terremoto nell’amministrazione comunale di Terracina emerge come gli indagati “abbiano posto in essere plurimi tentativi di ostacolare” l’attività investigativa e i controlli della guardia costiera. Il bersaglio era in particolare il tenente di vascello Emilia Denaro, ufficiale in comando alla capitaneria di porto di Terracina, che alcuni dei personaggi politici coinvolti nelle indagini cercavano di far trasferire, tentando di delegittimare il suo operato e quello dell’ufficiale di pg Samuel Sasso. Con questo proposito avevano anche preso contatti direttamente con il comandante della capitaneria di porto di Gaeta Federico Giorgi e poi con il procuratore aggiunto di Latina Carlo Lasperanza.

Il 10 settembre del 2019 gli investigatori intercettano una conversazione telefonica tra l’assessore Percoco e la sindaca Tintari nel corso della quale il primo afferma che se la Denaro non si fosse “allineata” sarebbe stato meglio farla mandare via. Percoco arriva a manifestare la sua acredine nei confronti della comandante perfino con i privati e in un colloquio con l’imprenditore Smaltini dichiara: “Quella è pazza proprio, ma secondo me è quello che ce sta affianco, quel Samuel Sasso. Quella pazza si era anche inventata che voleva levà le barche, ci voleva mettere quelle da pesca, ma è pazza proprio”. La volontà di ostacolare l’azione investigativa va anche oltre ed emerge con chiarezza dalle eloquenti affermazioni di Costantino, della Tintari e dell’europarlamentare Procaccini in occasione di una riunione del 28 ottobre 2019, convocata in seguito all’esecuzione di un provvedimento di esibizione e acquisizione documentale emesso nell’ambito dell’indagine. La sindaca e l’europarlamentare decidono di intervenire nei confronti della Denaro “andando a parlare con chi è sopra di lei”. Percoco ne ha anche per l’ufficiale Sasso, di cui parla così con il dirigente Corrado Costantino: “Guarda io ho un veleno, io non ci rispondo perché devo andare a mare con la barca, se no questi qua se faccio un casino capace che non mi fanno neanche più lavorare… ma gli farei un cappotto che non hai idea, guarda Corrà. Qualche strufnata da qualcuno gliela faccio fare, perché qualcuno si ribellerà a questa cosa qua, sicuramente o i balneari o i concessionari”.

Lo stesso onorevole di FdI Procaccini, nel commentare l’operato di Sasso, dice di aver già parlato con l’ex comandante Vaiardi presumibilmente proprio per trovare un modo per intervenire e manifesta la volontà di rivolgersi al comandante Federico Giorgi, che poi effettivamente incontrerà a gennaio del 2020 insieme alla sindaca e al dirigente Costantino. Il punto fondamentale lamentato dai tre, secondo la ricostruzione del gip, era la preoccupazione per il fatto che “un’attività investigativa tanto pregnante e minuziosa avrebbe potuto comportare un danno di immagine alla Giunta in vista delle elezioni amministrative da svolgersi in primavera”. A fronte dei tentativi infruttuosi di ostacolare l’attività investigativa, gli indagati hanno dunque puntato più in alto, chiedendo un incontro con il procuratore aggiunto di Latina Carlo Lasperanza al quale Procaccini parla di un’attività di controllo da parte della capitaneria di porto a suo giudizio troppo incisiva e di ostacolo al normale andamento del Comune.

Secondo il giudice dunque Percoco, Procaccini e Tintari non si sono limitati a manifestare insofferenza rispetto all’attività di pg ma hanno concretamente cercato di ostacolare le indagini cercando di screditale al livello istituzionale e di far rimuovere gli ufficiali di pg.

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