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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca

Caporalato, braccianti sfruttati e minacciati: cinque imprese sotto "controllo giudiziario"

Il gip del tribunale di Latina non ha disposto il sequestro ma la nomina di un amministratore che affiancherà i titolari. Dalle indagini emergono episodi di minacce ai braccianti che si ribellavano

Sono cinque le imprese pontine coinvolte nell'operazione Big Master contro il caporalato e lo sfruttamento del lavoro. Sono dislocate tra Fondi, Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia e Maenza. E avevano messo in piedi un sistema che prevedeva il reclutamento dei braccianti per mezzo dei caporali e la loro rotazione nelle diverse imprese. I lavoratori venivano impiegati e controllati dai caporali e trasportati da un terreno all'altro stipati all'interno di furgoni. 

Il compenso non superava i 2,50 euro l'ora, ma sulle buste paga figurava un numero di ore di lavoro di gran lunga inferiore a quello reale. I braccianti agricoli infatti, in gran parte indiani e bengalesi, lavoravano dall'alba al tramonto, senza giornate di pausa, senza ferie e senza malattia. Qualunque assenza dal lavoro veniva infatti considerata astensione volontaria e dunque non retribuita.

Operazione Big Master - Il video

Un'indagine lunga e complessa quella condotta dai commissariati di polizia di Terracina e Fondi e coordinata dal sostituto procuratore Marco Giancristofaro, scattata nel 2018 in seguito ad alcune proteste messe in piedi dai braccianti contro le condizioni disumane di lavoro a cui erano sottoposti. Sono seguiti servizi di appostamento e osservazione da parte degli investigatori e poi la raccolta di informazioni da parte degli stessi braccianti, resa particolarmente faticosa dal clima di paura e di timore. L'attività investigativa ha infatti consentito di accertare anche alcuni episodi di minacce nei confronti dei lavoratori ai quali veniva prospettata la perdita del posto se avessero osato ribellarsi. 

Sono cinque gli imprenditori indagati ai quali si aggiungono due soci e altri due "caporali" stranieri. Per questi ultimi è scattato il divieto di dimora in provincia di Latina. Per la prima volta in provincia è stata invece stabilita dal gip Pierpaolo Borrtone la misura del controllo giudiziario per le imprese e non del sequestro. Attraverso dunque la nomina di un amministratore giudiziario che affiancherà i titolari sarà possibile garantire la prosecuzione dell'attività nel rispetto delle leggi e il mantenimento dei livelli occupazionali.

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