Terracina: omicidio del boss Gaetano Marino, in aula parlano i primi testimoni

L'esponente della camorra venne freddato sul lungomare di Terracina in pieno giorno davanti agli occhi dei bagnanti

Si è aperta questa mattina davanti alla Corte di Assise di Latina presieduta da Francesco Valentini la fase dibattimentale del processo per l’omicidio del boss della camorra Gaetano Marino, freddato a colpi di pistola il 23 agosto 2012 in pieno giorno sul lungomare di Terracina dove si trovava in vacanza con la famiglia.

Sul banco degli imputati ci sono quattro persone: Arcangelo Abbinante, Giuseppe Montanera, Salvatore Ciotola e Carmine Rovai, tutti di Napoli, arrestati il 14 novembre 2017 e accusati a vario titolo di omicidio volontario aggravato, detenzione illecita di armi e utilizzo di queste in luogo pubblico. A rappresentare l’accusa in aula il pubblico ministero Maria Teresa Gerace per conto della Direzione distrettuale antimafia che si è occupata delle indagini.

Nell’udienza odierna sono stati ascoltati coloro che hanno effettuato gli accertamenti tecnici sul luogo dell’esecuzione: rilevamento di impronte digitali, raccolta dei bossoli, verifiche per risalire alle armi utilizzate. Poi il rinvio al  22 marzo prossimo quando saranno ascoltati i testimoni oculari dell’omicidio. Quel giorno Marino, in spiaggia con la famiglia, aveva ricevuto una telefonata e si era allontanato per raggiungere il parcheggio dello stabilimento dove ad aspettarlo c’erano i sicari. La sua uccisione, secondo gli investigatori, sarebbe maturata all’interno della guerra tra i clan di Secondigliano.  Inizialmente tra gli indagati per favoreggiamento c’era anche Raffaele Iavazzi, assolto poi dal Tribunale di Latina.

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