Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca Terracina

Non fece curare il marito malato di cancro: "Condannatela a 22 anni per omicidio"

La richiesta della Procura alla Corte d'assise nel processo ad una donna che ha nascosto al coniuge le sue condizioni di salute accelerandone la morte

Ventidue anni di carcere per omicidio doloso e appropriazione indebita. E' questa la condanna richiesta per la 61enne di origine polacca Gabriele Blazewicz, accusata di avere provocato la morte del marito, Bruno Vaccarini di Terracina, deceduto a marzo 2019 a causa di un tumore in fase terminale la cui esistenza la donna gli aveva tenuto nascosta non facendolo sottoporre ad alcun accertamento se non quando ormai era troppo tardi per intervenire.

Questa mattina davanti alla Corte di assise di Latina presieduta da Gian Luca Soana il procuratore della Repubblica Giuseppe De Falco nel corso di una requisitoria durata circa due ore ha ripercorso la vicenda che ha portato alla morte dell'uomo sottolineando come "non ci sono ragioni logiche per pensare che un uomo abbia scelto di non curarsi e rifiutato di effettuare la biopsia e non abbia raccontato ai suoi figli di avere una malattia così grave". Era stata l'imputata, assistita dall'avvocato Francesco Pietricola, a raccontare durante la sua depsizione in aula  che era stato Vaccarini a decidere di non fare accertamenti medici e di non farsi operare. Ed era stato lui, sempre secondo il racconto della moglie, a non volere informare i tre figli nati dal suo precedente matrimonio che alla fine, venuti a conoscenza delle condizioni di salute del genitore, lo avevano portato all’Ifo del Regina Elena di Roma affinché la malattia fosse affrontata adeguatamente. Ma ormai era troppo tardi e lui era morto a marzo 2019 non prima di avere denunciato la moglie per avere accelerato l’avanzare del tumore e non averlo fatto assistere adeguatamente. La donna avrebbe anche approfittato delle precarie condizioni del marito svuotandogli il conto corrente, come ha ricordato De Falco nella sua requisitoria. 

"Non fu una scelta insindacabile ma una condotta omissiva" ha sottolineato il Procuratore prima di chiedere una condanna a 22 anni e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per omicidio doloso e appropriazione indebita. Richiesta alla quale si sono associati i legali dei tre figli costituiti parte civile.

Si torna in aula il 15 luglio per l'arringa della difesa prima che la Corte entri in camera di consiglio per la sentenza.

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