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Cronaca

Accusata dell'omicidio del marito in aula si difende: "Era lui a non volersi fare curare"

Gabriela Blazewicz per l'accusa avrebbe causato la morte di Bruno Vaccarini, malato di tumore, nascondendogli la gravità del male

Penultima udienza davanti alla Corte di assise di Latina presieduta da Gian Luca Soana del processo a carico della 61enne di origine polacca Gabriela Blazewicz, accusata di omicidio con dolo eventuale e maltrattamenti nei confronti del marito Bruno Vaccarini, deceduto a 60 anni a marzo 2019 per un tumore in fase terminale per il quale non era stato adeguatamente curato. Una morte che la Procura addebita proprio alla donna che avrebbe nascosto al marito la gravità delle sue condizioni di salute non facendolo sottoporre ad alcun accertamento se non quando ormai era troppo tardi per intervenire mentre lo avrebbe fatto curare da un medico di Perugia con farmaci inefficaci tipo prodotti di erboristeria e sostanze non riconosciute come adeguate.

E oggi è stata ascoltata l'imputata che ha risposto per oltre due ore e mezza alle domande del suo legale, l'avvocato Francesco Pietricola, poi a quelle del Procuratore della Repubblica Giuseppe De Flaco e infine a quelle degli avvocati Fabio Belardi, Luigia Lacerenza e Serena Zompetta che rappresentano i tre figli nati dal primo matrimonio di Vaccarini e che si sono costituiti parte civile. Vaccarini era deceduto a marzo 2019 ma era comunque riuscito a denunciare la moglie per avere accelerato l’avanzare del tumore e non averlo fatto assistere adeguatamente.

La Blazewicz ha cercato di difendersi dalle pesanti accuse negando di avere nascosto la verità sul suo stato di salute al marito insistendo sul fatto che lui non andava volentieri dai medici e che prendeva da solo le sue decisioni. "Non voleva farsi operare - ha sottolineato - e si è rifiutato di egffettuare ulteriori accertamenti. Ha deciso così nonostante anche il medico gli avesse detto che la situazione era grave".  In realtà neppure i tre figli della vittima erano stati informati della gravità della situazione e quando lo avevano saputo che lo hanno portato all’Ifo del Regina Elena di Roma affinché la malattia fosse affrontata adeguatamente. Ma ormai era troppo tardi. "Era stato lui a dirmi che non dovevo dire nulla ai figli" ha spiegato la donna ma le risposte fornite al pubblico ministero De Falco, al presidente Soana e ai legali di parte civile anche sulla documentazione medica sono apparse incerte e contraddittorie. In effetti dalla fine del 2017 quando era stata diagnostica la presenza di alcune masse al polmone non sono stati effettuati esami per approfondire e si è arrivati alla fine del 2018. 

Il processo è stato aggiornato al 10 giugno prossimo per la discussione e la sentenza.

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