Terracina, sequestrato dalla Guardia Costiera uno stabilimento balneare abusivo

Denunciato il titolare della convenzione: la spiaggia attrezzata sin dal mattino con due file di ombrelloni, lettini e sdraio che occupavano un fronte mare di 100 metri

Un vero e proprio stabilimento balneare abusivo è stato sequestrato dalla Guardia Costiera il località Sisto a Terracina. Denunciato il titolate di una delle convenzioni rilasciate dal Comune, come previsto dall’art 7 del Regolamento Regionale 19/2016. L’uomo secondo quanto accertato, “sfruttava il possesso della convenzione per esercitare in realtà l’attività di stabilimento balneare senza averne titolo”.

“La convenzione - spiegano dalla Guardia Costiera - è di fatto un accordo, purtroppo a volte disatteso, tra il privato e l’Ente Locale, al solo fine di assicurare, a titolo gratuito ed a vantaggio della collettività, servizi di assistenza e di salvataggio oltre che igienici e di pulizia sulla spiaggia, nonché la realizzazione di percorsi per la fruizione dell’arenile da parte di persone diversamente abili anche attraverso la fornitura di attrezzature specifiche. Questa forma di servizio sulle spiagge libere, vieta tassativamente il pre-posizionamento di attrezzature balneari quali lettini, sdraio e ombrelloni - prerogativa solo degli stabilimenti balneari - che precludono la libera fruizione degli arenili”.

Prescrizione che viene spesso violata, a danno dei cittadini che sollecitano l’intervento della Guardia Costiera. L’area in questione è risultata già dalle prime ore del mattino completamente attrezzata con  due file di ombrelloni, lettini e sdraio che occupavano un fronte mare di 100 metri lineari, per un’area complessiva di circa 500 mq. Dai primi accertamenti è anche emerso come il titolare avesse stipulato abbonamenti mensili e stagionali per il posto in spiaggia di prima fila, cosa naturalmente non consentita dal momento che l’area deve restare libera e potrebbe essere occupata da chiunque.

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“Questi comportamenti illeciti - conclude la Guardia Costiera -, oltre a violare le norme sull’utilizzo del pubblico demanio marittimo e creare situazioni di sopruso su alcuni cittadini, spesso ingiustamente confinati nelle aree retrostanti delle spiagge, costituiscono di fatto una forma di concorrenza sleale nei confronti degli operatori del settore che rispettano le regole e corrispondono all’erario i previsti canoni demaniali”. 
 

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