Terrorismo, perquisizioni in tutto il Lazio. Un arresto della polizia a Roma

Operazione "Black Flag": perquisizioni eseguite nei confronti di​sospettati di appartenere ad organizzazioni terroristiche. Nella Capitale arrestato un 34enne di origini tunisine, presunto affiliato a Ansar Al-Sharia

Blitz antiterrorismo a Roma e in tutto il Lazio. E’ scattata questa mattina presto l’operazione "Black Flag" della polizia che ha portato ad un arresto nella Capitale. 

Sono in corso da ore perquisizioni in tutta la regione nei confronti di​ sospettati di appartenere ad organizzazioni terroristiche. 

A Roma è stata seguita anche la misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di un presunto affiliato a Ansar Al-Sharia. Il gruppo è legato alla rete di al-Qaeda nel nord Africa e gestisce campi per l'addestramento di terroristi stranieri da inviare poi in Siria, in Iraq e in Mali.

AGGIORNAMENTI - Le indagini sono state condotte dalla Polizia di Stato della Digos della Questura di Roma e dal Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, coordinati dal Pool Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Roma. 

In manette è finito Saber Hmidi, 34enne di origini tunisine; l’ordinanza di custodia cautelare gli è stata notificata questa mattina presso la casa circondariale di Rebibbia dove si trova detenuto per altri reati. 

Secondo gli inquirenti, spiegano dalla Questura di Roma, Hmidi è indagato in quanto "partecipava all'organizzazione terroristica Ansar Al-Sharia da intendersi affiliata e, di fatto, ricompresa in quella denominata Isis, finalizzata al compimento di atti di violenza con attentati alla persona e al danneggiamento di cose mobili ed immobili anche mediante l'utilizzo di dispositivi esplosivi o comunque micidiali, ancorché con ricorso ad iniziative e strategie militari, al principale scopo d'intimorirne le popolazioni ed arrecare grave danno a più stati (tra i quali Tunisia, Libia e Siria), mirando alla destabilizzazione degli ordinamenti costituzionali e all'instaurazione di un sistema di natura confessionale salafita, contrario ai diritti fondamentali dell’uomo convenzionalmente riconosciuti; in particolare, ricevendo in custodia il vessillo del gruppo terroristico ed istigando, nei penitenziari di transito ove ristretto (2014/2016), alla discriminazione religiosa e all’arruolamento nelle fila dell'Isis in Libia, in Siria, altresì manifestando atteggiamenti coerenti con tale ideologismo mediante aggressioni intramurarie nonché con il proposito di essere pronto a recarsi in zona di combattimento per assolvere il Jihad (cioè allo sforzo per la guerra Santa cioè la Guerra condotta per la causa di Dio)".

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