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Ventotene, ragazze uccise dal costone di roccia: inizia il processo

La tragedia esattamente due anni fa: il crollo di una parete rocciosa causò la morte di due studentesse romane in gita sull'isola. Alla vigilia della prima udienza penale interviene Libera

Sono passati due anni esatti dal giorno in cui Sara Panuccio e Francesca Colonnello, le due giovani studentesse romane in gita scolastica a Ventotene, hanno perso la vita in seguito ad un tragico incidente avvenuto proprio sull’isola pontina.

Un costone di roccia si è staccato dalla parete cadendo sulla spiaggia dove si trovavano le ragazze causandone la morte.

E, a due anni da quella tragedia, il prossimo 23 aprile si terrà la prima udienza penale. A qualche giorno dall’inizio del processo Libera è intervenuta per interrogarsi sul drammatico incidente, per capire se e dove possono essere individuate le responsabilità di quanto accaduto e per esprimere tutta la solidarietà e la vicinanza dell’associazione ai familiari delle vittime del crollo.

“Nella causa civile il Comune di Ventotene, citato in giudizio dalle famiglie – si legge nella nota di Libera -, non ha trovato altro di meglio per difendersi, che chiamare in causa i professori ed i tour operator che accompagnavano i ragazzi. La contraddizione che appare evidente è che fino a ieri la linea di difesa mediatica dei probabili responsabili è stata quella di far credere che nulla poteva fare presagire ad un evento del genere stante la certezza che il luogo del crollo era ritenuto tra i pochi sicuri sull'isola, il famoso 5% dell'intero perimetro di Ventotene che guarda caso coincide con le due spiagge più appetibili commercialmente parlando”.

”Quel che preme a Libera – dichiara il referente regionale del Lazio Antonio Turri - è che non passi la linea che le ragazze siano vittime del fato, o del mancato controllo dei professori e che si faccia verità e giustizia sulle effettive responsabilità amministrative, civili e penali in materia di sicurezza e di controllo sulla incolumità dei cittadini”.

“Tempo addietro - aggiunge Turri, - Libera ha favorito sull'isola inchieste giornalistiche che hanno dimostrato come lo stato di pericolo non sia del tutto scongiurato e come solo grazie all'abnegazione e al sacrificio delle forze di polizia presenti in loco, si eviti il peggio specie nei mesi estivi, pur rimanendo comunque un pericolo incombente. Libera rimane vicino ai familiari delle vittime innocenti di questa tragedia ed in particolare sostiene la battaglia dignitosa del signor Bruno Panuccio che ha diritto insieme agli altri genitori di ottenere verità e giustizia”.

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