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Tragedia di Ventotene, Legambiente: "Accertare le responsabilità"

A due anni dalla morte delle studentesse uccise dal crollo di una parete rocciosa l'associazione: "Il dolore non si potrà cancellare ma è fondamentale per la comunità fare chiarezza"

Era il 20 aprile del 2010 quando due giovani studentesse romane persero la vita a Ventotene. Un tragico incidente che spense i sogni di due ragazzine arrivate sull’isola pontina per una gita scolastica.

Il crollo di un masso che si era staccato da un costone di tufo nella zona di Cala Rossano precipitò improvvisamente sulla spiaggia e uccise le giovani Sara Panuccio e Francesca Colonnello della scuola “Anna Magnani” di Roma.

E ora, a distanza di due anni, il prossimo 23 aprile, avrà inizio il processo penale. Dopo le parole di Libera che ha voluto manifestare la sua vicinanza ai familiari delle due giovani vittime, anche Legambiente a distanza di due anni da quella tremenda tragedia “si unisce al dolore dei familiari e chiede chiarezza, anche in vista dell’udienza preliminare che dovrà decidere il rinvio a giudizio degli amministratori locali, funzionari del Comune e del Genio Civile ai quali il Pubblico Ministero della Procura di Latina – si legge in una nota dell’associazione -, al termine di una lunga indagine preliminare, contesta il duplice omicidio colposo delle studentesse e le lesioni ai danni di altri due compagni di classe colpiti dal masso venuto giù dalla falesia”.

“Il dolore per la morte delle due ragazze non si potrà cancellare nei familiari e negli amici, ma di sicuro è fondamentale per la comunità che le responsabilità siano accertate fino in fondo" afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio.

"Tragedie come questa non possono succedere, nel Lazio praticamente in tutti i Comuni ci sono aree a rischio grana o alluvioni, ma le difficili responsabilità vanno affrontate con più consapevolezza da parte degli amministratori, le azioni di mitigazione risultano spesso insufficienti, troppo di frequente le aree a rischio non vengono chiuse al transito perché non si riescono a scardinare interessi di parte; il lavoro da fare insomma è ancora tanto. I cambiamenti climatici peraltro portano un inasprimento degli eventi di pioggia e siccità, serve una nuova attenzione per questi temi e un sostegno forte da parte dello Stato e della Regione.”

UN PO’ DI NUMERI - Nel Lazio, proseguono da Legambiente - ben 372 su 378 (il 98%) Comuni hanno aree a rischio frane o alluvioni, secondo l'indagine Ecosistema Rischio realizzata da Legambiente con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile. Ma tra questi soltanto il 20% svolge un lavoro complessivamente positivo di mitigazione del rischio idrogeologico, mentre la maggior parte dei Comuni, ottengono voti compresi tra lo scarso (30%) e l'insufficiente (50%) per le attività di prevenzione e mitigazione del rischio e le attività di protezione civile connesse. In particolare, secondo i dati dell'associazione, nel 76% dei Comuni si realizzano opere di messa in sicurezza, nel 52% interventi di manutenzione, ma solo nel 48% il PAI (Piano per l'Assetto Idrogeologico) è stato recepito nel piano urbanistico.
 

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