Servizio idrico, sei clausole del regolamento sono vessatorie

Il tribunale civile di Latina accoglie il ricorso di Cittadinanzattiva e inibisce Acqualatina dall'applicazione di 6 norme previste dai contratti. Scaramuzza: "I cittadini avevano ragione"

Il tribunale civile di Latina ha accolto l’istanza presentata da Cittadinanzattiva e ha dichiarato vessatorie ben sei clausole del regolamento del servizio idrico integrato. Così si è conclusa la controversia intrapresa dal movimento di consumatori e cittadini nei confronti di Acqualatina. Con la sentenza resa nota ieri il giudice Mario Tanferna ha quindi inibito al gestore unico del servizio idrico l’applicazione di tali clausole nei rapporti contrattuali.

Il giudice monocratico ha riconosciuto in primo luogo il carattere vessatorio della clausola 10, che “determina un significativo squilibrio tra gestore e utente dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, negando all’utente la possibilità somministrazioni plurime”. Stesso giudizio per la clausola 14, nella quale viene prevista una penale dall’importo “oggettivamente eccessivo” nel caso di mancata comunicazione di subentro nell’utenza, e per la clausola 16, che stabilisce la sospensione del servizio dopo due fatture non pagate e fa pesare sull’utente le eventuali spese di riattivazione, oltre a una sostanziosa penale.

Bocciate, infine, la clausola - numero 17 - che prevede la possibilità di risoluzione del contratto a favore del gestore ma esclude il diritto del consumatore a opporre un’eccezione all’adempimento e quelle - la 27 e la 28 - che non offrono all’utente la possibilità di intervenire sulla scelta del luogo dove collocare il contatore nel caso il fornitore del servizio ritenga necessario il suo spostamento.

“Siamo estremamente soddisfatti - ha commentato il segretario regionale di Cittadinanzattiva, Giuseppe Scaramuzza - della sentenza emessa dal tribunale di Latina. I cittadini-utenti avevano ragione e non subiranno più tali vessazioni. In questi anni abbiamo sempre denunciato queste cose e il giudice ha deciso con grande senso di responsabilità. Le gravi conseguenze che subivano i cittadini in caso di collocazione errata o spostamento dell’apparecchio di misurazione del consumo idrico sono illegittime”.

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