Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca Minturno

Minturno, frode e truffa nella raccolta dei rifiuti: 4 avvisi di garanzia

Contestati i i reati di concorso in frode in pubblica fornitura, truffa ai danni dello stato, falso e violazioni in materia ambientale. Sotto la lente d’ingrandimento la gestione del servizio tra il 2010 e il 2013

Quattro avvisi di garanzia e di conclusione delle indagini preliminari, firmati dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano, sono stati notificati questa a mattina dalla guardia di finanza all’amministratore e al responsabile del cantiere della Ego Eco srl di Cassino e a due responsabili del settore ambiente del Comune di Minturno.

La procura della Repubblica di Latina, ha contestato, a vario titolo, i reati di concorso in frode in pubblica fornitura, truffa ai danni dello stato, falso e violazioni in materia ambientale. La complessa ed articolata indagine, svolta dalle fiamme gialle del gruppo di Formia durata circa due anni, è partita dalla anomala procedura di aggiudicazione della gara di appalto, ma soprattutto dall’analisi del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani svolto nel Comune sud pontino con particolare riferimento alla raccolta differenziata.

Indagine che ha permesso di “acclarare - spiegano dalla guardia di finanza - che il servizio non veniva eseguito come previsto, ponendo in luce una moltitudine di irregolarità.

Per il periodo esaminato 2010-2013 - proseguono le fiamme gialle - la società non ha effettuato la differenziata in quanto “miscelava” tutti i rifiuti, ha omesso la pulizia delle strade minturnesi, ha impiegato minori mezzi e risorse umane rispetto al capitolato d’oneri dell’appalto, fino ad arrivare all’illecito smaltimento con il contestuale sotterramento dei rifiuti all’interno di un deposito illegalmente utilizzato come isola ecologica e ubicato nel comune di Minturno località Parchi”.

A questo proposito, già alla fine del 2013 vi fu un sequestro di oltre 400 tonnellate di rifiuti solidi urbani e 13.000 litri di scarti liquidi gassosi, catalogati, a seguito delle analisi di laboratorio effettuate dall’Arpa lazio, quali rifiuti speciali.

Inoltre, durante gli accertamenti, è emerso anche che “con la consapevolezza dei funzionari dell’ente locale, la società appaltatrice aveva percepito, a fronte dell’ingannevole documentazione amministrativa presentata ed attestante la regolare esecuzione del servizio svolto, illegittime liquidazioni di pagamento per un importo di circa 7 milioni di euro”.

Ulteriori accertamenti finalizzati all’individuazioni di responsabilità contabili per danni erariali sono ancora in corso.

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