Unioni civili, Gioventù Nazionale Latina: "Sosteniamo la famiglia naturale"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LatinaToday

“Il tema sulle cosiddette “unioni civili” è tornato centrale nel dibattito politico nazionale e provinciale. Infatti, il 26 gennaio è iniziato l’iter parlamentare al Senato il Disegno Di Legge Cirinnà riguardante le “unioni civili” e ciò ha dato modo a molti esponenti del PD di intervenire sulla stampa locale in difesa del DDL e addirittura, nel capoluogo, si pensa di organizzare un convegno sul tema sulla scia di quanto fatto a Cisterna (patrocinato dalla Provincia).
L’obiettivo è farci credere che  il DDL Cirinnà sia fautore di un  progresso civile. Noi di GN riteniamo far evidenziare alcune criticità, considerando il silenzio assordante degli altri partiti provinciali su tale questione.
Sostanzialmente siamo critici nei confronti del DDL Cirinnà in quanto disintegra il matrimonio ed introduce meccanismi di mercificazione dei bambini e delle donne.Infatti, il matrimonio tra uomo e donna si basa sulla possibilità di generare figli dall’unione dei coniugi. L’unione fra soggetti dello stesso sesso ci porterebbe ad una ridefinizione  del matrimonio perché andremo a basarlo sulla pura preferenza sessuale e non sulla naturale potenzialità generativa dei coniugi.
Ma il matrimonio non ha nulla a che fare con il sentimento, la parola “amore” non si trova negli articoli del Codice Civile poiché la disciplina del matrimonio parla di diritti e di doveri fra marito e moglie e nei confronti dei figli, parla di obbligo reciproco alla fedeltà, di assistenza morale e materiale, di fissare l’indirizzo della vita famigliare. 
La nostra Costituzione riconosce la famiglia NATURALE  come elemento  fondamentale della società. Il sentimento non ha nulla a che fare con la disciplina giuridica del matrimonio, da millenni fondato sulla complementarietà uomo donna: l’unica.
Inoltre,  l’istituto della stepchild adoption, contenuto nel DDL, apre la strada alla pratica abominevole dell’utero in affitto. Una coppia, sia essa etero o dello stesso sesso, avrebbe il diritto di pagare una donna per essere fecondata e al termine della gravidanza prelevare il neonato dalla madre surrogata. 
All’estero è una pratica già avviata con tanto di contenziosi nei casi in cui il neonato nasce con un “difetto” non previsto dal contratto(es, sindrome di Down), senza contare il fatto che la normativa sul maltrattamento degli animali vieta di prelevare il cucciolo alla mamma nei suoi primi due mesi di vita. Insomma, i bambini diventerebbero un oggetto di un contratto di fornitura.
Pertanto aderiamo al Family Dai per sostenere le nostre ragioni in quanto riteniamo che la famiglia non è una delle tante opzioni possibili per costruire la società, il matrimonio non è “una modalità di vivere l’amore”, il figlio non è mai un oggetto, l’amore non è una pulsione sessuale e la tendenza sessuale non definisce le persone”.

Così in una nota Gioventù Nazionale Latina

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