Usura ed estorsione, scatta l’operazione “Interessi Zero” a Sezze: 3 arresti

Operazione dei carabinieri che ha disarticoalto "un'associazione per delinquere finalizzata all'usura, estorsione e all’illecita attività di intermediazione finanziaria”. Tra le vittime un uomo che per una cameretta ha pagato 26mila euro

Tre arresti e un sequestro da 1,2 milioni di euro: sono i numeri della brillante operazione dei carabinieri denominata “Interessi Zero” scattata all’alba di oggi a Sezze.

Un’operazione, come spiegano dal comando provinciale di Latina, che ha “permesso di disarticolare un’associazione per delinquere finalizzata all’usura, all’estorsione all’illecita attività di intermediazione finanziaria

Eseguite questa mattina dai carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Latina le tre ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del tribunale di Latina, Matilde Campoli. Sequestrato anche un patrimonio bancario di 1,2 milioni di euro.

All’operazione 30 Carabinieri dell’Arma di Latina, Aprilia e Terracina, oltre alle unità cinofile del Nucleo Carabinieri Cinofili di Santa Maria Galeria. Eseguite anche 8 perquisizioni, in casa dei tre indagati e di alcuni parenti.

LE INDAGINI - Le indagini sono iniziate nel mese di settembre del 2015 per poi concludersi nel dicembre scosro, a seguito della denuncia da parte di una delle vittime caduta nelle mani dei tre malfattori, un operaio che a fronte della richiesta di 2400 euro per l’acquisto della cameretta del figlio era arrivato a pagare nell’arco di 42 mesi ben 26mila euro. Sono state proprio le pressanti e violente richieste di pagamenti da parte di colui che inizialmente si era presentato come un “benefattore” ma che poi si era trasformato in uno spregiudicato aguzzino a spingerlo così a raccontare tutto ai carabinieri.

Da qui hanno preso il via una serie di accertamenti tramite anche l’acquisizione di documenti presso diversi istituti di credito, intercettazioni telefoniche e pedinamenti che hanno permesso di risalire alla banda di usurai.

GLI ARRESTATI - In carcere è finito Pietro Morosillo, detto Puppo pluripregiudicato di 69 anni, definito il promotore dell’organizzazione. Morosillo è considerato dagli inquirenti l’elargitore con il compito di contattare le vittime, stabilire i tasso d’interesse da applicare ogni volta, di consegnare il denaro e di intervenire anche con minacce in caso di mancati pagamenti. Ai domiciliari sono invece finiti Sestina Iannarelli 60 anni, moglie di Morosillo, e Giuseppe Liburdi, detto Uppino, di 47 anni. La prima era considerata il “riscossore” del gruppo con il compito di contattare le vittime e sollecitare i pagamenti, mentre il secondo, come “braccio destro” o “braccio armato”, aveva lo scopo di intimorire le vittime ponendo in essere le attività estorsive anche presentandosi direttamente in casa delle vittime.

LE MINACCE -Gravi erano le minacce nei confronti della vittima che poi per prima ha sporto la denuncia - hanno spiegato questa mattina i carabinieri nel corso della conferenza stampa -, che l’hanno messa in una condizione di soggezione psicologica molto forte”. Le minacce andavano, infatti, da frasi come “ti spacco la testa” o “ti spacco le gambe” millantando, per intimorire, ulteriori riscossori provenienti dalla zona del napoletano, fino a “ti brucio la casa” o il “ti uccido”. Proprio la gravità delle minacce e la pericolosità della situazione hanno poi spinto i carabinieri ad interrompere l’attività investigativa e procedere con gli arresti di oggi dopo le ordinanze.

LE VITTIME E MOROSILLO IL "BENEFATTORE" - Emblematici sono i casi di due delle vittime che mettono in luce il potere e la forza del gruppo. Il primo quello dell’operaio che con la propria denuncia ha dato il via alle indagini: non potendo far fronte alla spesa per l’acquisto della camerata del figlio, 2400 euro, l’uomo, su suggerimento di un parente, si era rivolto a Morosillo. Per il prestito era stato pattuito un piano diabolico con il 20% di interessi mensili sulla quota capitale che ha visto il debito iniziale crescere a dismisura con Morosillo che in 42 mesi si è intascato la cifra di 26mila euro. Altro caso eclatante quello di un dipendente pubblico che per pagare il suo debito è stato costretto a cedere la propria casa a Morosillo e poi ad abitarvi sotto pagamento di un canone di affitto.

Secondo quanto emerso fino ad ora sarebbero circa 6 le vittime del gruppo, due delle quali a Latina e le altre nelle zone di Sezze e dintorni, evidentemente ancora intimorite tanto che quando sono state ascoltate dagli inquirenti hanno negato tutto e dipinto Morosillo come un amico che le aveva aiutate in momenti di difficoltà. Versioni queste confutate dalle intercettazioni telefoniche. In paese, nella zona di Sezze e Sezze Scalo, infatti, Morosillo era considerato come una sorta di “benefattore” con un forte potere intimidatorio nei confronti della cittadinanza e di cui le vittime venivano a conoscenza tramite il passaparola.

Oltre ai casi più gravi, nel corso degli ascolti, è emersa la presenza di circa 20 persone che in vario modo si sono rapportate all’organizzazione, a cui si deve aggiungere anche un numero “oscuro” di vittime che pagano regolarmente.

IL SEQUESTRO -  Oltre alle 3 ordinanze, questa mattina i carabinieri hanno anche eseguito un sequestro preventivo d’urgenza disposto dal sostituto procuratore che ha permesso di per bloccare dei beni finanziari nei conti correnti  degli arrestati e di alcuni parenti per un valore di 1,2 milioni di euro. 


 

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