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Sabato, 4 Febbraio 2023
Economia

Pochi asili nido, la Regione cerca di correre ai ripari

Stanziati fondi per recuperare il gap rispetto alle altre regioni

Un milione e mezzo di euro per recuperare terreno rispetto alle altre regioni italiane e dare maggiori possibilità alle famiglie. La Regione Lazio ha deciso di stanziare nuovi fondi per attivare servizi per la prima infanzia, quindi per bambini da 0 a 2 anni, nei comuni che ne sono privi. La regione non sta rispettando il piano di azione nazionale per la promozione del sistema integrato di educazione e di istruzione. Questo documento, infatti, individua, come obiettivo da raggiungere a livello di ciascuna regione italiana, un tasso di copertura di almeno il 75% dei comuni con almeno un servizio educativo pubblico. Dalla rilevazione ISTAT (rapporto 27 ottobre 2020) riportata dallo stesso piano nazionale, per la regione Lazio risulta un tasso di copertura del 36%, rispetto ad una media nazionale del 59,6%.

La situazione nel Lazio

In particolare, ad oggi nel Lazio risultano esserci 261 Comuni privi di nidi pubblici (qui per consultare la Lista comuni), con una popolazione complessiva di 19.254 bambini di età inferiore ai tre anni. Nei piccoli comuni l'apertura di nidi comunali da destinare alle famiglie delle proprie comunità risulta insostenibile per motivi economici e inefficace, dal punto di vista complessivo, per la mancanza di utenza sufficiente. La legge regionale n.7/2020, ha istituito e disciplinato nuove forme di servizi educativi integrativi (nidi domestici, spazi gioco, sezioni primavera) più flessibili nell'organizzazione, di dimensioni più contenute e più facilmente sostenibili economicamente da parte dei piccoli comuni.

Quindi, vista l’impossibilità di realizzare e gestire nuove strutture, sono state favorite le convenzioni tra i comuni ed i gestori privati di nidi accreditati. In questo modo, i servizi educativi pubblici, gestiti dai comuni direttamente o tramite convenzioni, consentono di accedere ai contributi annuali per la gestione. Con l’ultimo atto approvato, il contributo è riconosciuto “una tantum” ed è integrativo e cumulabile con i contributi annuali ordinari per la gestione.

Beneficiari

Visto che i soldi stanziati, a fronte delle necessità, non sono molti, sono stati messi dei “paletti” per accedere al contributo. In questa prima fase, la misura sarà riservata a tutti i comuni con un numero di bambini residenti, di età inferiore ai 3 anni, superiore alle 60 unità. È stato previsto, inoltre, che per l'ottenimento del contributo i comuni si impegnino ad attivare un numero di posti bimbo nei servizi educativi per almeno il 5% della popolazione 0 – 2 anni.

Le misure previste

La Regione ha stanziato un milione e 443 mila euro, per il primo biennio di attività, per le spese di gestione dei servizi educativi comunali per la prima infanzia. Per accedere al contributo, occorre che i comuni promuovano la stipula di convenzioni con nidi privati e servizi integrativi, l'apertura di nuovi servizi integrativi comunali e di nuove sezioni primavera comunali, la stipula di convenzioni con nidi e servizi integrativi con i comuni limitrofi. Per ogni posto bimbo, è previsto importo minimo garantito di mille e 900 euro, per un numero di bambini pari o superiore al 5% della popolazione target del comune.

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