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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
La crisi

Aumento dei prezzi di energia e gas, gli effetti sulle imprese: “7 su 10 sono in difficoltà”

L’indagine realizzata da Federlazio su un campione di aziende del Lazio. Quali sono gli effetti dell’impennata dei costi, quali sono i settori più colpiti e e le prospettive per il futuro

Circa il 70% delle imprese della regione hanno subito in maniera negativa gli effetti dell’impennata dei prezzi dell’energia elettrica e del gas: a dirlo è un’indagine di Federlazio che, proprio in considerazione della situazione di forte difficoltà delle attività, ha realizzato la scorsa settimana una rapida indagine su un campione rappresentativo di aziende.

Gli effetti dell’aumento dei prezzi sulle imprese 

“Dai dati raccolti oltre sette imprese su dieci hanno visto crescere in maniera drammatica i costi per la fornitura dell’energia elettrica, cinque su dieci quelli del gas” viene spiegato. Nello specifico, secondo lo studio di Federlazio, questa è la situazione attuale (rappresentata anche nel grafico in basso): 
- il 38% ha registrato un incremento superiore al 50% delle bollette per l’energia elettrica e al 25% per la fornitura del gas; 
- il33% tra il 20% e il 50% per l’energia e il 26% per il gas; 
- il 17% meno del 20% per l’energia e il 13% per il gas; 
- il 12%, per l’energia e il 36% per il gas, pur avendo accusato aumenti significativi, non è ancora in grado di valutarne la misura, a causa della difficoltà di lettura comparata delle fatture di quest’anno con quelle dello stesso periodo del 2021.

caro prezzi energia gas indagine federlazio

L’indagine di Federlazio analizza poi anche quali sono gli effetti che l’aumento dei costi ha avuto sulle imprese; in particolare (grafico in basso): 
- il 9% si trova in una condizione di forte sofferenza economica; 
- il 47%, dichiara che, pur registrando impatti negativi, la propria attività aziendale non è stata compromessa; 
- il 16% registra una situazione abbastanza grave, con un consistente calo dei margini aziendali; 
- il 27% opera in settori che non comportano un utilizzo significativo di energia e gas e, pertanto, ha subito effetti marginali.

caro prezzi energia gas indagine federlazio_1

I settori più danneggiati e le prospettive sul futuro

Un’ulteriore dato arriva poi da quelli che sono i settori e le categorie di aziende che hanno subito gli impatti più pesanti: 
- la ceramica con il 55% delle imprese che registrano una situazione di forte difficoltà che sta mettendo a rischio la continuità aziendale e con il rimanente 45% che dichiara impatti significativi che stanno riducendo al minimo i margini di guadagno; 
- le attività della logistica con il 54% delle imprese con significativi impatti sui ricavi e un restante 46% che pur avendo registrato incrementi dei costi per l’energia superiori al 20%, si mantengono ancora in equilibrio; 
- il metalmeccanico e la lavorazione dei metalli con il 20% che si trova in forte difficoltà e considera a rischio la continuità aziendale; con il 40% che registra una significativa riduzione dei margini; con il 30% che si mantiene in equilibrio e con il 10% che non riesce a valutare completamente gli effetti dell’incremento dei costi energetici; 
- la ristorazione con il 53% delle aziende che lavorando su buoni livelli, si trovano in difficoltà per la riduzione dei margini, con il 27% che ancora si considerano in equilibrio economico e il restante 20% che è riuscito in parte a compensare gli incrementi dei prezzi dell’energia aumentando il costo dei servizi offerti; 
- il commercio al dettaglio e all’ingrosso con il 15% che ha subito gravi conseguenze; con il 50% che soffre di significative riduzioni dei margini e, tra queste, buona parte dei piccoli esercizi sta valutando di ridurre orari e giorni di apertura; con il 20% che non accusa forti conseguenze; con il 15% che non sa quantificare l’impatto sulla propria attività. 

L’ultimo parametro che con l’indagine di Federlazio viene preso in esame, poi, è la valutazione delle prospettive delle aziende a breve e medio termine: 
- il 5% delle aziende rischia concretamente di sospendere o chiudere le proprie attività produttive; 
- il 18% ritiene di poter reggere ancora alcuni mesi, ma senza una significativa riduzione dei costi energetici non è sicuro di poter garantire la continuità aziendale; 
- il 10% prevede una riduzione delle attività e la necessità di ricorrere alla Cassa Integrazione Guadagni; 
- il 45% si sente ancora in grado di mantenere gli attuali livelli produttivi, ma dovrà comunque far fronte a una significativa riduzione dei margini; 
- il 22%, appartenente nella quasi totalità al settore dei servizi non commerciali, ritiene che i costi energetici non incideranno in maniera significativa su ricavi e margini di guadagno. 

"Nel complesso, nonostante la notevole capacità di resistenza delle piccole e medie imprese, il 2023 rischia di nuovo di essere un anno in cui il margine di guadagno si ridurrà ulteriormente" commentano da Federlazio.

"Il Governo intervenga subito”

“Ancora una volta - aggiunge poi il presidente di Federlazio Latina Marco Picca - il sistema imprenditoriale del nostro territorio mostra un notevole coraggio e una grande capacità di affrontare le emergenze e i fenomeni critici che, ormai da troppo tempo, si stanno verificando con frequenza preoccupante. Anche in questa circostanza gli imprenditori si trovano nella condizione di subire gli effetti negativi di fenomeni che non dipendono direttamente dal loro impegno e dalla loro capacità di affrontare i fattori critici da essi derivanti. Nonostante gli sforzi messi in campo da molte imprese sul terreno dell’efficienza e del risparmio energetico, l’incremento dei costi risulta molto più elevato rispetto ai risultati raggiunti. 

Va sottolineato poi - aggiunge Picca - il perdurare della speculazione da parte delle multinazionali delle fonti energetiche, totalmente incontrastate dagli stati sovrani. E’da questi ultimi, insieme ad istituzioni europee, nazionali e dei sistemi regolatori dei mercati che ci si aspetta interventi immediati e decisivi, al fine di contenere gli effetti dell’estrema volatilità dei prezzi delle materie prime e dell’energia. Molte imprese rischiano di registrare una battuta d’arresto nel percorso di rilancio e innovazione, che si era messo in moto con l’uscita dalla fase critica delle pandemie. I primi effetti di tutto ciò si stanno già verificando e sono anche recentemente certificati dall’Istat, che registra una variazione positiva dello 0,5% del PIL grazie ai servizi e al turismo che, fortunatamente sta registrando dati sempre più positivi, mentre il primario, la manifattura e l’agricoltura, accusano un calo. L’auspicio è che il nuovo Governo intervenga immediatamente”. 

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