Check-up di Imprese: diminuiscono le piccole e medie aziende in provincia

Saldo negativo di oltre 3 mila unità rispetto al 2014 per le microimprese; in calo anche i posti di lavoro: è quanto emerge dall’indagine di Confartigianato condotta con le Camere di Commercio. diffusi i dati

Un’analisi condotta per valutare lo “stato di salute” delle aziende pontine: questo l’obiettivo di “Check-up di Imprese” l’indagine di Confartigianato Imprese Latina condotta in collaborazione con le Camere di Commercio.

E ieri nell’ambito di una conferenza stampa la Confartigianato ha illustrati i risultati di quest’indagine che mette in evidenza uno stato di salute ancora di sofferenza delle aziende pontine.

Al convegno di oggi erano presenti il Direttore Provinciale di Confartigianato Ivan Simeone; il Presidente Aldo Mantovani; la coordinatrice del progetto e presidente di Confartiginato Donna Impresa, Marina Gargiulo; il Presidente della Camera di Commercio Vincenzo Zottola; il Presidente Provinciale di Confartigianato Edilizia, Riccardo Ciotti; il professore Bernardino Quattrociocchi della Facoltà di Economia de La Sapienza di Latina; e il senatore Mario Mauro.

I NUMERI - I dati illustrati da Ivan Simeone, elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato, dicono che la realtà di Latina “registra 35.463 microimprese (fino a 10 addetti) aggiornate a settembre 2015, con un saldo negativo di oltre 3 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2014. Tuttavia il peso di tali aziende nell’economia è rilevante: le microimprese sono il 65,8% delle aziende totali. L’importanza delle microimprese è evidente anche dal numero degli occupati: 68.205 contro i 71.500 di un anno prima, e anche in questo caso si evidenzia un saldo negativo di circa 3 mila unità”.

Lo stesso trend si riscontra anche nelle imprese che hanno fino a 20 addetti, e in quelle che hanno meno di 50 dipendenti.

“Arrivano segnali negativi anche dall’artigianato dove nel 2015 si contano 9.233 aziende contro le 9.305 del 2014 - proseguono da Confartigianato -. I dipendenti impiegati nell’artigianato erano 8.215 nel 2014, sono 7.801 nel 2015”.

Marina Gargiulo ha invece spiegato i dati emersi dal Check-up d’Impresa realizzato somministrando un questionario agli imprenditori locali divisi tra Latina città, borghi, Terracina, Aprilia, Cisterna e Formia. “Il primo risultato emerso è che l’80% delle imprese lamenta la difficoltà di accesso al credito. Altri problemi evidenziati dal 20% delle aziende sono: la carenza di servizi, la mancanza di punti di riferimento sul territorio e il mediocre supporto per la conciliazione famiglia/lavoro. Una soluzione potrebbe essere fare squadra, ma le aziende a cui è stato sottoposto il questionario nella maggior parte dei casi non sono a conoscenza dell’esistenza delle reti di impresa.

A proposito di servizi alle imprese, il 36% degli intervistati vorrebbe più supporto nel settore finanziario, segue un 24% che chiede più assistenza nel settore legale e un 21% che necessita di assistenza fiscale. Sul fronte dell’accesso al credito il 70% degli intervistati ammette la difficoltà ad ottenere finanziamenti. Di questo campione il 64% non possiede garanzie sufficienti, il 21% lamenta tempi troppo lunghi e un rimanente 15% si vede respingere la domanda. Tuttavia dall’analisi è emerso anche che il 59% delle imprese non sa che può ricorrere ai Confidi per ottenere garanzie”.

LE RIFLESSIONI - Al termine della presentazione della ricerca è seguito il dibattito dei relatori. 
“Oggi diamo i numeri, dobbiamo fotografare la realtà locale, capire il problema e poi sta alla politica dare una soluzione – ha dichiarato Ivan Simeone - Ognuno deve fare il proprio lavoro con il proprio ruolo: noi come associazione di categoria dobbiamo portare avanti gli interessi degli artigiani, delle piccole imprese, dei commercianti, e la politica deve dare soluzioni. Noi possiamo supportare la politica ma non sostituirci ad essa”. 
Marina Gargiulo nella veste anche di Presidente di Confartigianato Donna Impresa, ha commentato brevemente i problemi delle donne che fanno impresa: “Le donne imprenditrici e artigiane si lamentano della difficile conciliazione dei tempi del lavoro con quelli della famiglia, perché non ci sono strumenti adeguati che supportino la loro attività”.
“Se non aumentano i consumi mancherà sempre la liquidità alle piccole e medie imprese del commercio, del turismo, dell’artigianato, di quello che è il tessuto economico della nostra provincia - ha commentato Vincenzo Zottola partendo dalla mancanza di liquidità -. In Italia bisogna rivedere anche il concetto secondo cui ogni impresa solo per preparare una pratica ha bisogno di un commercialista, un consulente al lavoro, un supertecnico, un’associazione, e alla fine gran parte dei soldi erogati servono a mantenere le strutture che si occupano di organizzare i fondi europei. Ci vorrebbe una politica regionale e nazionale, soprattutto per l’accesso al credito”.
Aldo Mantovani nel suo breve intervento ha ricordato il ruolo di Confartigianato: rappresentare e difendere le aziende artigiane. Ma ha anche affrontato un’altra criticità: “La giustizia è un grosso problema per noi piccoli imprese, in questo senso ci sentiamo abbandonati a noi stessi e questo porta ad avere il problema del credito perché spesso non riusciamo ad ottenere quello che ci spetta”
Riccardo Ciotti invece ha rimarcato le criticità delle imprese edilizie, a partire dal costo del lavoro. “E non c’è un’inversione di tendenza”, evidenzia Ciotti. Altro noto dolente è la burocrazia: “Le scartoffie fanno perdere tempo e denaro alle aziende, soldi che potrebbero essere investiti nella formazione e nella sicurezza dei dipendenti”. Oltre all’accesso al credito, l’edilizia avverte l’incertezza causata dalle amministrazioni. “Non si riesce a capire cosa possano fare le nostre imprese, e in questo clima di incertezza io sfido chiunque a investire nel territorio. Ci vogliono delle certezze, la politica deve dare regole vere”.
Servono decisioni, e proprio di questo ha parlato il professore Bernardino Quattrociocchi: “L’arte del decidere è una merce rara. Peggio di una brutta decisione c’è solo una decisione non presa. Ogni decisione scontenta qualcuno e accontenta qualcun altro”, ha esordito il Direttore Didattico della Facoltà di Economia di Latina. “Si muore di burocrazia, e questo è un sistema di paura che contagia tutti – ha continuato Quattrociocchi – Quello che manca in questo paese è la certezza del diritto. Non è possibile aspettare una sentenza 5 anni”.
L’intervento conclusivo è stato affidato al senatore Mario Mauro, che si è focalizzato in particolare sul ruolo dello Stato: “Le norme che lo Stato deve varare devono essere utili a chi fa impresa. Gli imprenditori devono essere messi in condizioni di correre e non solo di camminare. Ci vuole una politica che conti, che abbia forza, che abbia peso, e quel peso che può mettere deve essere nell’interesse della gente e non solo per affermare il potere. C’è uno stato di prostrazione che porta la gente a non votare – ha dichiarato il senatore – Il tempo che abbiamo a disposizione serve per fare un’operazione politica che crei o elimini le norme in rapporto all’utilità per le piccole e medie imprese”. 

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