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Domenica, 23 Gennaio 2022
Economia

Coronavirus, come cambia il commercio in centro: più spazi esterni e orario lungo

Le proposte di Confcommercio al Comune di Latina in una videoconferenza con sindaco e assessore

Il commercio nel centro storico e nelle aree periferiche della città è stato discusso in una riunione in videoconferenza tra il sindaco di Latina Damiano Coletta, l’assessore alle Attività Produttive Simona Lepori e il presidente di Confcommercio Walter Tomassi. Sul tavolo di confronto un programma per la riapertura delle attività e alcune proposte che consentano agli operatori di continuare a lavorare accogliendo i propri clienti ma nel rispetto di tutte le necessarie misure di sicurezza. La crisi legata all’emergenza coronavirus ha travolto tutti, ma i più penalizzati restano i titolari di attività di ristorazione e bar per i quali la ripresa sarà forse più lenta e problematica.

“Per chi già possiede uno spazio esterno – spiega Tomassi – abbiamo chiesto un ampliamento dell’occupazione del suolo pubblico, senza dover sostenere i costi e senza passare per la trafila burocratica necessaria in tempi normali”. Chiedono uno spazio esterno anche bar e ristoranti che ne sono sprovvisti e altre attività commerciali che dovranno provvedere a ingressi contingentati, rispettando precise distanze di sicurezza, e che dovranno probabilmente far attendere all’esterno i propri clienti. 

Un’altra ipotesi è poi quella di dare la possibilità ai locali di lavorare anche la sera, oltre l’orario di chiusura, creando occasioni e mini-eventi per attirare clientela. Insomma, se da una parte i commercianti si impegnano a rimodulare le proprie attività e a rispettare i rigidi criteri di sicurezza, dall’altra chiedono maggiore elasticità all’Amministrazione relativamente a tributi, spazi occupati e orari di apertura e chiusura. 

Un ultimo aspetto riguarda poi la richiesta di maggiori controlli sui codici Ateco delle attività aperte e autorizzate. Si sono infatti riscontrate alcune irregolarità, in danno della concorrenza, su cui Confcommercio chiede di vigilare. La sostanza è che compaiono forni e panifici che servono anche la colazione o negozi di ortofrutta che servono anche cibo pronto da portar via.

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