La Asl replica a Federcuochi: “Il problema non è l'ordinanza ma il Covid che non si ferma”

Il direttore generale Casati risponde al portavoce di Federcuochi Italia e presidente della FIC Lazio che aveva parlato di “pura follia” in riferimento al limite di 20 invitati per feste e cerimonie

Il direttore generale della Asl di Latina casati

Non si è fatta attendere la replica della Asl di Latina, per voce del suo direttore generale Giorgio Casati, al portavoce Federcuochi Italia e presidente della FIC Lazio Alessandro Circiello che ieri, in riferimento ad una delle misure disposte con l’ordinanza della Regione Lazio dello scorso 8 ottobre che limita ad un numero di 20 i partecipanti alle feste private anche successive a cerimonie religiose, aveva parlato di “pura follia”.

“Al di là della assurda tempistica di un'ordinanza che nel giro di poche ore di fatto costringe ad annullare tutte le feste e le cerimonie in programma già dal giorno seguente - aveva detto Circiello -, è pura follia estendere tale provvedimento indistintamente a tutte le strutture. I locali che ospitano feste, matrimoni, battesimi, ecc. sono sempre di grandi dimensioni e possono pertanto assicurare il giusto distanziamento sociale per un numero di persone sicuramente molto maggiore”.

“Certamente quando viene adottata una ordinanza che introduce delle restrizioni, a seconda dei punti di vista particolari, è possibile che alcuni possano individuare elementi di illogicità - ha replicato Casati -. Ad altri, invece, appare del tutto illogico che in un contesto pandemico in evoluzione, con incrementi di positivi così importanti come quelli registrati sul territorio di Latina, non si faccia nulla o si possa immaginare che il provvedimento si basi sull'ipotesi che il contagio sospenda la sua azione in attesa che possano essere evasi gli impegni già assunti per i giorni successivi. Purtroppo il problema non è l'ordinanza ma il Covid che non si ferma”.

“In provincia di Latina, purtroppo - prosegue il direttore generale della Asl -, non sono poche le situazioni di positività derivate da feste organizzate a seguito di cerimonie. Potremmo chiedere alle persone ricoverate o positive isolate al loro domicilio, a seguito di quegli eventi, quale provvedimento adottare. Il vero tema da porre sul tavolo della discussione non può certo essere il disappunto sul contenuto di un'ordinanza inevitabile per la situazione in essere, ma piuttosto come agire in modo sinergico, tra Istituzioni e associazioni di categoria per risolvere un problema che, se non affrontato in modo efficace, rischia di produrre effetti devastanti per tutti.”
 

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