Crisi Acqualatina, 73 gli esuberi: il no dei sindacati ai licenziamenti

Crisi economico-finanziaria e tagli al personale al centro dell'incontro tra società e sigle sindacali che invece chiedono i contratti di solidarietà

Sono 73 i dipendenti di Acqualatina che rischiano di perdere il loro posto di lavoro. Tanti gli esuberi che erano stati annunciati dalla società che ieri ha incontrato le sigle sindacali, Femca Cisl, Filctem Cgil, Uiltec Uil, la RSU e la Direzione Risorse Umane di AcquaLatina spa.

Come spiegato dalla società, “la difficile situazione economico – finanziaria in cui versa Acqualatina e che rischia di comprometterne la continuità gestionale. Tale stato dei fatti è causato da fattori esogeni che presentano sia un carattere storico sia un carattere di novità e contingenza”.

“In questo contesto sicuramente difficile e preoccupante – dichiara il presidente di Acqualatina, Avv. Giuseppe Addessi – intendo dichiarare sin da ora la più ampia disponibilità della Società a valutare assieme alle parti sociali, per quanto possibile, le misure più opportune allo scopo di minimizzare l’impatto sociale della vertenza, impatto che si traduce sia in termini di livello occupazionale che di servizi da garantire alla collettività”.

Tra i fattori individuati dalla società i crediti vantati nei confronti degli utenti - su 65 milioni di crediti totali, la quota di morosità degli utenti domestici rappresenta il 52% dell’insoluto totale in termini di valore e l’82% in termini numerici di contratti che presentano morosità -, il calo dei consumi misurati e quindi dei ricavi, e l’intervento dell’AEEG (Autorità dell’Energia e Gas) che prevede l’introduzione di principi in grado di modificare in maniera determinante l’attuale logica tariffaria.

“Tali principi compromettono con effetti disastrosi la stabilità gestionale ed economica della Società sia a breve-medio (2012 e 2013 - Periodo Transitorio) che a lungo termine (2014 – 2032) – spiega Acqualatina -. Le azioni strutturali di spending review e di efficientamento poste in essere da tempo da parte della Società, utili a contrastare una situazione già oggettivamente difficile, non sono sufficienti ad attenuare gli effetti di condizioni esogene, quindi indipendenti dalle capacità direttive e gestionali in capo all’azienda. In questo contesto la Società ha dovuto avviare, dunque, ulteriori azioni di carattere straordinario, tra cui, argomento che è stato al centro dell’incontro con i sindacati, la riduzione dei costi del personale: sono stati, perciò, individuati consistenti esuberi su varie qualifiche e profili professionali”.

Ma le organizzazioni sindacali non ci stanno e hanno respinto la richiesta della società, invitandola ad aprire ad ammortizzatori sociali quali i contratti di solidarietà in modo che gli effetti negativi della crisi vengano equamente divisa tra tutti i lavoratori. “Nel corso dell'incontro  - spiega la Femca Cisl - si è già entrati nel merito del discorso andando a quantificare in una riduzione del 25% sul totale delle ore lavorate dal personale. Le indennità previste per gli ammortizzatori sociali copriranno l'80% della cifra mensile e questo permetterà ai lavoratori impattati di subire perdite economiche limitate al 5-8% dello stipendio. Il confronto fra le parti proseguirà il 20 maggio e nel frattempo le Organizzazioni Sindacali incontreranno i lavoratori in apposite assemblee per informarli sullo stato delle trattative”.

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"Questa vicenda merita tutta la nostra attenzione - commenta Roberto Cecere, segretario provinciale della Femca Cisl di Latina -. Parliamo infatti di una società rilevante per la nostra Provincia che occupa circa 400 persone ed offre un servizio estremamente importante e delicato a tutto il territorio. Siamo pronti, insieme ai lavoratori, a sostenere i sacrifici necessari al rilancio di Acqualatina a fronte di un percorso aziendale serio e concreto che la faccia uscire dalle secche di una crisi finanziaria decisamente pericolosa."

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