Mercoledì, 19 Maggio 2021
Economia

Sindaco di Cori: "Stop all’espansione indiscriminata di coltivazioni di kiwi. Rilanciare quelle di vite e olivo"

"Recuperare e valorizzare le colture autoctone" è l'appello del primo cittadino Tommaso Conti che aggiunge: "Le coltivazioni di kiwi stanno determinando problemi all'approvvigionamento idrico"

Vigneto corese

"È necessario arrestare l'espansione indiscriminata delle coltivazioni di kiwi nel nostro territorio e rilanciare quelle tipiche della vite e dell'olivo": è questa l'esortazione che il sindaco di Cori, Tommaso Conti, rivolge alle istituzioni preposte e agli operatori del settore alla luce dell'attuale situazione agricola locale, caratterizzata nell'ultimo ventennio da un aumento eccessivo delle piantagioni di actinidia nella provincia di Latina e nell'area nord in particolare.

A leggere i dati dell'ultimo censimento dell'agricoltura la questione coinvolge anche il Comune di Cori che con 59 aziende e circa 165,5 ettari coltivati a kiwi è il 5° paese pontino produttore di actinidia, preceduto solo da Cisterna, Latina, Aprilia e Sermoneta.

"Dall'inizio del 2000, nello stesso comprensorio - commentano dall'Amministrazione comunale -, circa 4000 ettari vitati e olivetati sono stati sostituiti dal kiwi, ed oggi questa è tra le zone italiane a maggiore concentrazione di impianti specializzati (quasi 2000).

Una crescita incentivata anche da un'errata programmazione agricola degli enti pubblici sovracomunali, col finanziamento delle imprese che impiantano kiwi al posto di vite e olivo, in nome di una maggiore redditività del prodotto, che però potrebbe in futuro venire meno a fronte di una sovrapproduzione di questa pianta ornamentale da giardino di origini cinesi del tutto slegata dalla fisionomia indigena dell'agro pontino e delle colline lepine".

"Oltre a rappresentare un problema dal punto di vista paesistico - spiega il primo cittadino corese - le coltivazioni di kiwi stanno determinando problemi all'approvvigionamento idrico, in quanto comportano ingenti consumi di acqua che determinano un abbassamento della falda - e puntualizza - per non parlare del fatto che molti dei pozzi da cui si attinge acqua per le colture non sono neppure censiti e dunque non si paga nulla per il suo utilizzo".

Da qui l'invito per un impegno collettivo ed immediato a recuperare e valorizzare le colture autoctone come l'olivo e la vite che per secoli hanno costituito i pilastri dell'economia rurale di terre come il Lazio perché, afferma il sindaco Conti, "nelle realtà come Cori dove si lavora e si investe in questa direzione con un sapiente mix di innovazione e tradizione, i risultati e le soddisfazioni non mancano, sia per i produttori che per l'intero indotto".

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