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Domenica, 26 Maggio 2024
Il dossier

Lavoro povero e disparità di genere nelle retribuzioni: l'analisi impietosa della Uil in provincia

Analizzate le tipologie contrattuali, gli stipendi di uomini e donne, le qualifiche professionali e le fasce di età. Il segretario Garullo: "Il salario medio di un giovane lavoratore è di 10mila euro annui"

In provincia di Latina il salario medio di un giovane lavoratore è al di sotto dei 10mila euro e il territorio pontino si colloca, fra le province del Lazio, come terzo per retribuzione media annua dopo Roma e Frosinone e terzo anche per divario retributivo tra donne e uomini dopo Frosinone e Viterbo. E' quanto emerge dal dossier della Uil del Lazio e dall'istituto di ricerca Eures, che ha analizzato 130mila persone che lavorano sul territorio nel settore privato non agricolo.

Differenze di genere nella retribuzione

Per quanto riguarda in particolare l'analisi di genere, si evidenzia come i compensi dei lavoratori uomini si mantengano strutturalmente superiori a quelli delle lavoratrici. Nel corso del 2021 gli uomini hanno infatti percepito in media 20.485 euro contro addirittura i 13.930 delle donne, con uno scarto di ben 6.555 euro. Risalendo indietro negli anni, secondo una rilevazione decennale effettuata dal sindacato, si evidenzia come nel 2011 le donne percepivano mediamente 12.644 euro l’anno, mentre i colleghi uomini arrivavano a una cifra pari a 19.539.  “Ciò che stupisce e indigna –  commenta Luigi Garullo, segretario generale della Uil di Latina – è la costatazione che il differenziale retributivo in un decennio sia diminuito di appena 340 euro. Per azzerare questa disparità serve un deciso cambio di passo che si concretizza con strumenti di sostegno della genitorialità condivisa e della conciliazione dei tempi di lavoro e di vita”.

Gli stipendi annui per fasce di età

Se poi l’attenzione si sposta alle fasce di età, le retribuzioni dei lavoratori dipendenti si attestano al livello più basso tra i giovani con meno di 25 anni: 6.920 euro annui nel 2021, mentre il valore sale a 14.277 euro nella fascia compresa tra i 25 e i 34 anni, arriva a 18.438 euro tra i 35 e i 44 anni, si attesta a 21.503 euro nella fascia tra i 45 e i 54 anni, per raggiunge il livello massimo di 23.146 euro annui tra i lavoratori compresi nella fascia 55-64 anni. Sebbene il compenso medio annuo sia aumentato di 933 euro nel decennio considerato, in termini di potere d’acquisto la perdita è stata consistente.

Le qualifiche e i profili professionali

Il dossier della Uil analizza anche le qualifiche professionali e sottolinea come l'unica categoria che ha fatto registrare un aumento dei compensi sia quella dei dirigenti, le cui retribuzioni hanno registrato una crescita del 18,8% su base nominale (passando da 119.954 a 142.542 euro) e del 7,8% in valori deflazionati. Stabili restano invece i profili impiegatizi in termini nominali, mostrando però un decremento sostanziale al netto delle dinamiche inflattive.

I compensi per tiplogie contrattuali

Analizzando inoltre le diverse tipologie contrattuali, emerge come i lavoratori stabili abbiano percepito nel 2021 retribuzioni annue di 22.369 euro, mentre gli occupati a tempo determinato 8.994 e gli stagionali infine 4.861.

Le considerazioni della Uil

L'analisi non può che essere impietosa. "Si certifica l'aumento di disparità retributive - spiega ancora il segretario Garullo - Mettere all’ordine del giorno l’aumento dei salari della stragrande maggioranza della popolazione è ormai un imperativo per la politica. La continua precarizzazione del lavoro e la tendenza a rendere il lavoro sempre più povero è una logica perversa che va spezzata. Se le persone con contratto a tempo indeterminato in questi dieci anni sono diminuite di 3.200 unità - conclude Garullo – e se parallelamente i lavoratori a termine sono 4 mila in più e gli stagionali aumentano di quasi settemila unità, è fin troppo chiaro che la coesione sociale è fortemente a rischio e che per scongiurare questa eventualità va cambiata radicalmente direzione. Servono politiche industriali imperniate sulla sostenibilità sociale, sulla creazione di valore economico e occupazionale di lungo periodo. La Uil vuole un Paese diverso, più equo, inclusivo e moderno”.

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