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Venerdì, 30 Settembre 2022
Economia

Caro energia, il grido d'allarme delle imprese pontine

Il presidente di Federlazio Latina Marco Picca: "Si applichi immediatamente un tetto sul prezzo del gas"

L'aumento incontrollato dei prezzi dell'energia impatterà in maniera pesante e negativa sull'attività di almeno 100mila imprese manifatturiere, commerciali e terziarie della regione. Questo è il risultato delle stime elaborate dall'ufficio studi di Federlazio e di una consultazione di un panel qualificato di imprenditori del territorio. Secondo i calcoli della Cgia di Mestre, l'esplosione dei costi pesa sui bilanci delle imprese del Lazio per oltre 6,3 miliardi di euro. E in questo contesto intere filiere industriali rischiano di sospendere le proprie produzioni, come quelle siderurgiche, laterizie e dell'automotive, ma sono a rischio anche altri segmenti, come le industrie alimentari, il tessile, l'elettronica e la metalmeccanica. L'aumento dei costi inoltre non risparmierà anche molti settori del terziario, dalla ristorazione alla distribuzione e poi la logistica e i trasporti che sono stati colpiti in questi mesi oltre che dall’aumento delle bollette energetiche da quello dei costi del carburante.

Federlazio già a inizio anno aveva sottolineato la necessità di un intervento urgente da parte delle istituzioni per far fronte alle criticità causate dall’incremento dei costi dell’energia e dalle tensioni sui mercati di approvvigionamento delle materie prime. Ora, con il trascorre dei mesi, la situazione appare ulteriormente aggravata. Iimprese e famiglie italiane pagano il più alto costo dell’energia in Europa e questo accade da molto prima del conflitto russo-ucraino, non solo a causa di una obiettiva dipendenza e fragilità sul fronte dell’approvvigionamento energetico, ma anche di una serie di imposte e balzelli che storicamente appesantiscono i costi delle bollette. Il presidente della Federlazio Latina Marco Picca esprime forte preoccupazione per la situazione economica: “Sono necessarie azioni immediate e urgenti, applicando immediatamente il price-cap sul gas. Lo Stato deve fermare questa speculazione e permettere alle aziende di lavorare in modo sostenibile".

"La situazione che oggi tutti noi viviamo e subiamo è frutto della politica dei “no” che per anni ha guidato il Paese - aggiunge Picca - la stessa politica che ha impedito l’apertura e lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale presenti in Italia, che avrebbero potuto offrire in parte una soluzione al problema e un sicuro miglioramento e sviluppo dell’economia di quei territori. Senza soluzioni a breve termine, si arriverà al collasso dell’economia. Contestualmente, sul piano nazionale e internazionale, si intervenga per modificare i meccanismi di definizione del prezzo dell’energia, rendendoli indipendenti dalle dinamiche finanziarie che regolano il mercato del Gas. Si lavori inoltre per incrementare l’apporto delle energie rinnovabili e di tutte le possibili alternative al gas nella produzione di energia elettrica, dal nucleare all’eolico, dai rifiuti alla geotermia per raggiungere in tempi brevi quella necessaria indipendenza energetica del Paese che risulta vitale per l’equilibrio attuale e futuro del nostro sistema socio-economico”.

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