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L'analisi

Agricoltura tra luci e ombre: migliorano le condizioni di vita e l'occupazione

I dati della Uila e le considerazioni del segretario Giorgio Carra sulla provincia: "Contro lo sfruttamento rafforzare e coordinare la vigilanza, proteggere e risarcire i lavoratori sfruttati"

Latina è la 13° provincia agricola italiana, una delle più importanti dunque per produzione, export, livelli occupazionali e presenza di lavoratori stranieri. Nel primo semestre 2022 l’export agricolo della provincia è stato di 163 milioni di euro, pari al 3,7% del totale nazionale e al 78% di quello regionale riferiti allo stesso settore. L’agricoltura è il primo comparto produttivo per numero di operai a tempo determinato, addetti (19.075) che rappresentano il 45% della forza lavoro agricola dell’intera regione Lazio. In particolare, dati 2021 relativi agli operai a tempo determinato, Latina è la 13° provincia in assoluto e 1° nell’Italia centrale. A fare il punto è Giorgio Carra, coordinatore della Uila di Latina e Frosinone, che ha parlato anche di occupazione, emersione del lavoro nero e misure di contrasto al caporalato.

Caporalato

Proprio in riferimento a quest'ultimo fenomeno, dopo l'approvazione della legge del 2016 che prevede l'arresto dei datori di lavoro per il reato di sfruttamento del lavoro, sono state avviate diverse iniziative finanziate dall’Unione europea attraverso il Piano triennale per il contrasto al caporalato. "Queste iniziative, e ancor di più i procedimenti della Procura della Repubblica e del sistema di vigilanza locale - spiega Carra hanno certamente determinato un miglioramento delle condizioni di lavoro in agricoltura nella provincia di Latina; un miglioramento che emerge dai dati Inps che la Uila ha elaborato e che merita di essere valorizzato anche per smentire la persistente e a nostro avviso fuorviante narrazione mediatica di un territorio descritto come particolarmente caratterizzato da fenomeni di sfruttamento, quasi fosse un “caso” nazionale". 

Occupazione in crescita

"Tra il 2014 e il 2021 l’occupazione è cresciuta, sia in valore assoluto che in termini percentuali, in misura molto maggiore rispetto alla media nazionale - aggiunge il segretario della Uila - Gli operai a tempo determinato sono aumentati del 10,1% a fronte di un incremento nazionale dello 0,9% (917.450 lavoratori nel 2021, erano 909.528 nel 2014); in aumento anche i lavoratori stranieri (+10,7%), più che doppio rispetto alla crescita italiana (+4,5%) e l’occupazione femminile (+2,5%) a fronte di un forte calo a livello nazionale (-11,4%). Ancora più evidente l’aumento del numero di giornate lavorate, passate da 1,4 a 2,1 milioni (+46,6%) a fronte di un incremento nazionale del 15,2% (da 76,1 a 87,7 milioni)". Ad aumentare sono anche le stabilizzazioni e l'emersione del lavoro. Il primo dato quello relativo al numero di giornate di lavoro pro-capite, passate da 81 a 108. Ancora più rilevante è la riduzione di quella che la Uila ha definito la “zona grigia” del lavoro, vale a dire il numero di lavoratori per i quali le aziende dichiarano fino a dieci giornate di lavoro nel corso dell’anno: erano 2.934 nel 2014, sono stati 1.770 nel 2021 con una riduzione del 39,7%, più che doppia rispetto al decremento nazionale (-19,1%). Al contrario è raddoppiato il numero di lavoratori con più di 151 giornate dichiarate: erano 3.089 nel 2014, sono stati 6.174 nel 2021 (32,4% del totale).

Il lavoro degli stranieri

Latina è la 3° provincia italiana per presenza di lavoratori stranieri (13.157 nel 2021) e la prima in assoluto se considerati in rapporto al totale degli addetti in agricoltura (69%). Il 58,7% di loro (7.720) provengono dall’India (erano il 54,6% nel 2014). In crescita anche i lavoratori provenienti dal Bangladesh, passati da 351 a 747. In seconda posizione ci sono i rumeni (1.827) la cui presenza nel settore agricolo è però più che dimezzata rispetto al 2014. In forte crescita, al contrario i lavoratori in provenienza dall’Africa Centrale e dal Marocco che, praticamente assenti nel 2014, nel 2021 erano complessivamente 1.477. Quasi raddoppiati inoltre i lavoratori provenienti da altri paesi.  "Al di là dei casi segnalati dai media e in assenza di dati sul lavoro nero, che per definizione, sfugge a qualsiasi rilevazione - continua Carra - l’analisi sul lavoro regolare mostra una realtà in cui gli stranieri non risultano maggiormente penalizzati rispetto agli italiani. In particolare, con riferimento alla “zona grigia” cui si è accennato sopra, il 50,2% dei lavoratori con meno di 10 giornate dichiarate sono italiani e il 49,8% stranieri. Ancora, oltre il 70% dei lavoratori che, lavorando per più di 51 giornate l’anno, percepiscono la disoccupazione agricola, sono stranieri".

"Fin qui i numeri - commenta ancora - Ora alcune considerazioni. Innanzi tutto riteniamo che occorra stimolare le attività di vigilanza, rafforzandone due elementi: il primo riguarda la necessità/opportunità che, una volta rilevati i reati di sfruttamento dei lavoratori, oltre a sanzionare civilmente e penalmente i datori di lavoro responsabili, vengano pienamente applicate le norme per la revoca della responsabilità datoriale e per assistere le aziende nel percorso di emersione, attraverso la nomina di amministratori giudiziari pienamente coinvolti nelle attività di controllo successivo. L’esperienza ci dice che nelle aziende sanzionate, senza il pieno coinvolgimento di amministratori capaci, tutto tornerà come prima, se non peggio di prima. Il secondo elemento da rafforzare consiste nel rivedere le modalità di intervento al fine di consentire il recupero del “maltolto” da parte degli imprenditori che hanno sfruttato i lavoratori. Nei resoconti dei progetti connessi al Piano triennale, vengono citate situazioni nelle quali i lavoratori sfruttati dovrebbero essere assistiti, sia economicamente che legalmente. A Latina non risultano essere in atto iniziative di questo genere e i lavoratori, nel migliore dei casi, riescono a salvare la disoccupazione agricola ma certamente non sono riusciti a recuperare i mancati pagamenti delle retribuzioni e della contribuzione".  Se non si creano insomma le condizioni per garantire ai lavoratori sfruttati la certezza, o quanto meno l’opportunità di mantenere il loro posto di lavoro e la continuità di reddito, non fa meraviglia che gli stessi lavoratori siano restii a denunciare la loro situazione e a collaborare con per far emergere i casi di sfruttamento. 

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