Domenica, 17 Ottobre 2021
Economia

Flai Cgil: “Licenziamenti Aral, scatta la rabbia dei lavoratori”

La posizione del sindacato dopo i licenziamenti avviati dal’’Associazione regionale allevatori del Lazio. Questa mattina una delle dipendenti rimaste senza lavoro per protesta si è incatenata in via Don Minzoni

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LatinaToday

E’ inverosimile quanto sta accadendo all’Aral il sistema allevatori che, attraverso i controlli funzionali, garantisce la tracciabilità del latte vaccino e bufalino. In questi giorni l’associazione allevatori ha avviato una serie di licenziamenti discriminatori, colpendo donne, invalidi, uomini, iscritti al sindacato. Una azione violenta, quella intrapresa dall’Aral, che non ha precedenti e che toglie di fatto non solo il lavoro ma anche la dignità alle persone.

“Il sistema allevatori nel Lazio sta vivendo una crisi legata anche alla contrazione dei finanziamenti pubblici che arrivano direttamente dal Ministero delle Politiche agricole e dalla Regione Lazio. – dicono Eugenio Siracusa e Giovanni Gioia segretari della Flai Cgil di Latina -. Da due anni si è avviata la regionalizzazione che ha portato lo scorso maggio alla sigla di un accordo sindacale che ha previsto il taglio degli stipendi dei dipendenti per avere la giusta sostenibilità, che doveva essere supportata da un piano di azioni mirate che l’associazione regionale avrebbe dovuto mettere in campo.

Invece la dirigenza Aral non ha fatto nulla o quasi di quanto annunciato anche ai tavoli istituzionali – proseguono i segretari della Flai Cgil –, ed a fronte dell’ennesimo taglio delle risorse pubbliche avevamo cominciato a discutere con l’Aral per trovare soluzioni al mantenimento dei livelli occupazionali, invece ora sono arrivati i licenziamenti, che sono stati fatti senza nessuno criterio”. Da qui la decisione clamorosa di una lavoratrice di incatenarsi sotto gli uffici di Latina.

Sosteniamo l’assurdità dei licenziamenti – aggiungono Siracusa e Gioia -, soprattutto perché in queste settimane, grazie ad un accordo tra Ministero e Regioni, fortemente voluto dall’assessore all’Agricoltura del Lazio, Sonia Ricci, si sta varando un decreto che impegna gli allevatori ad associarsi all’Aral, per la tracciabilità dei capi bovini e l’avvio del progetto sulla tracciabilità dell’intera filiera bufalina, che giace fermo da due anni e sul quale l’Aral non ha mai fatto nulla e le uniche cose fatte in questo settore sono state realizzate dai lavoratori, più o meno in maniera autonoma. Ebbene - proseguono i sindacalisti della Flai Cgil - da una parte arrivano proclami di rilancio del settore e dall’altro vengono licenziate le persone che lavorano proprio sulle anagrafi e sulla tracciabilità bufalina, settori da rilanciare. Quanto sta accadendo è vergognoso ed è un danno oltre che ai lavoratori anche agli allevatori che perdono dei punti di riferimento.

La dirigenza non vuole comprendere che i controlli funzionali sono ormai una attività residuale e che per sostenere il sistema bisogna cominciare a fare impresa, ma queste persone forse non sanno cosa significa tutto ciò. Abbiamo chiesto all’assessore Ricci – concludono Siracusa e Gioia – di intervenire istituzionalmente per evitare derive e soprattutto per evitare che si possano verificare sprechi di denaro pubblico, come già avvenuto in passato e il fallimento delle Apa (le precedenti strutture provinciali n.d.r.) ne sono una dimostrazione. All’Aral abbiamo chiesto, insieme alle altre sigle sindacali, di soprassedere dai licenziamenti e riprendere il tavolo negoziale, ad oggi eluso proprio dall’Aral. E’ evidente che se ciò non accadrà le nostre rivendicazioni non si fermeranno”.

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