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Economia Centro / Via Don Giovanni Minzoni

Lavoratrici in protesta: licenziata dall’Aral, s’incatena in via Don Minzoni

La donna ed una sua collega hanno protestato contro il loro licenziamento stamattina davanti la Coldiretti. A nulla è valso l'accordo firmato nei mesi scorsi con gli altri lavoratori con cui si erano ridotte lo stipendio

Protesta questa mattina di una delle dipendenti licenziata dall’Aral - Associazione regionale allevatori del Lazio -. La donna, Annamaria Pattaro, questa mattina si è incatenata davanti la sede della Coldiretti in via Don Minzoni a Latina.

A nulla è valso il sacrificio dei lavoratori che a fronte di un accordo quadro sindacale erano stati disposti alla riduzione dello stipendio; poco dopo infatti sono arrivate le prime lettere di licenziamento.

Lettera di licenziamento fatta pervenire, tra gli altri - sono sette i lavoratori licenziati in tutto il Lazio -, anche alla signora Annamaria Pattaro e ad un’altra donna, entrambe delegate della Flai Cgil di Latina, che questa mattina hanno deciso di protestare contro un atto che definiscono "discriminatorio".

"In piena trattativa sindacale l'azienda nei giorni scoris ha posto in essere dei licenziamenti - ci ha spiegato Annamaria Pattaro -, senza attuare quelli che sono i normali criteri come l'anzianità, la situazione economica. Un atto, quello nei confronti miei e della mia collega che definiamo discriminatorio, sia perchè siamo due donne, sia perchè siamo due iscritte alla Flai Cgil". Licenziamenti che, come detto arrivano a pochi mesi dalla firma di un accordo che, come spiega Annamaria, "era stato fatto per evitare i licenziamenti e in questo senso riteniamo che l'azienda sia stata scorretta".

"Il settore di cui mi occupo io, quello bufalino - prosegue -, è l'unico settore trainante dell'intera Associazione. Non solo, ma in prospettiva e in applicazione del decreto ministeriale sulla tracciabilità del latte bufalino tutte le aziende devono inscrivere all'Associazione e in virtù del fatto che ci sono in arrivo dei finanziamenti dalla Comunità Europea, a cui per la prima volta anche gli allevamenti bufalini possono attingere a condizione che siano iscritti ai libri genealogici e ai controlli funzionali, questo significa che proprio il mio settore potrebbe essere in crescita e il mio lavoro potrebbe decisamente aumentare nei prossimi mesi".

Una protesta, questa, sostenuta anche dagli altri allevatori che, come ci spiega Annamaria Pattaro, hanno inviato mail di protesta al direttore dell'Aral e all'assessore Sonia Ricci per chiedere il reintegro delle due lavoratrici licenziate: "Lavoro da 25 anni per l'Aral e la mia professionalità è stata sempre riconosciuta". "Con la protesta di oggi - conclude - chiediamo il ripristino della legalità, la riapertura delle trattative sindacali, così bruscamente interrotte dall'azienda, per arrivare ad una soluzione legittima e non unilaterale come quella che è stata presa".

LA NOTA DELLA FLAI CGIL

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