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Plasmon, lavoratori in bilico: annunciati 56 esuberi a Latina

Preannunciato un processo di ristrutturazione e riorganizzazione con riduzione degli organici e con apertura immediata della procedura di mobilità. I sindacati: "i nostri peggiori timori si sono dimostrati reali"

Sono 56, degli oltre 200 in tutta Italia, gli esuberi annunciati dalla Plasmon per quanto riguarda lo stabilimento di Latina. “A meno di tre mesi dall'operazione di acquisto della Heinz Plasmon da parte di Berkshire Hathaway e di 3G Capital i nostri peggiori timori si sono dimostrati drammaticamente reali” affermano in una nota una nota unitaria di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil.

La società, infatti, ha preannunciato un processo di ristrutturazione e riorganizzazione con riduzione degli organici sia a livello internazionale che nazionale con apertura immediata della procedura di mobilità. “L'operazione - dicono i sindacati - interesserà i tre siti italiani di Milano, Ozzano (Parma) e Latina con una proposta di taglio occupazionale di circa il 25% a livello aggregato. Nel dettaglio sono stati annunciati oltre 200 esuberi, 112 per lo stabilimento di Milano su un totale di 332 unità, 56 per Latina su un totale di 398 e 36 esuberi per Ozzano su un totale di 216 lavoratori”.

Per i sindacati, ''è del tutto inammissibile che i tentativi di recupero di competitività ed efficienza passino attraverso azioni di riduzione dei costi che consistono unicamente nel taglio del personale. L'entità del taglio occupazionale proposto mette in discussione la tenuta e il futuro del Gruppo in Italia, rischiando di veder scomparire il marchio Plasmon, simbolo della qualità del Made in Italy".

Le tre sigle sindacali hanno pertanto deciso il presidio delle sedi, il blocco delle flessibilità e degli straordinari, la calendarizzazione di assemblee nei siti entro venerdì e la proclamazione di un pacchetto di ore di sciopero di cui le prime 4 da effettuarsi il 24 settembre. "Contestualmente - concludono Fai, Flai e Uila - ci attiveremo per l'immediata apertura di un tavolo di crisi presso il Ministero dello Sviluppo Economico per impegnare la nuova proprietà in un piano industriale di consolidamento e sviluppo al fine di evitare l'ennesimo depauperamento di capitale umano".

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