Prezzo del latte sotto costo, i pastori del Lazio scendono in piazza

Teso il confronto tra le organizzazioni professionali e gli industriali sordi sulla necessità di trovare un accordo sul valore del latte. Il picchetto davanti alla Brunelli di Aprilia

Massimo Gargano e Aldo Mattia, presidente e direttore di Coldiretti Lazio

È guerra dichiarata ormai tra i pastori del Lazio e gli industriali. Nodo cruciale dello scontro, come sempre, il prezzo del latte. Da un lato le organizzazioni professionali di Coldiretti, Cia e Confagricoltura, e la Regione Lazio, unite per determinare un prezzo del latte ovino che sia il più ragionevole possibile, dall’altra gli industriali che continuano a rifiutare qualsiasi tentativo di accordo e continuano a rifiutare ogni proposta.

Ed è questo il motivo che ha spinto i pastori a scegliere la via drastica della protesta. È stato indetto, infatti, per lunedì 14 novembre uno sciopero di tutti gli operatori del settore; il picchetto delle tre associazioni si concentrerà davanti la sede della Brunelli di Aprilia dalle 11 alle 18.

“Il prezzo minimo al litro comprensivo d’Iva – spiega Aldo Mattia, direttore Coldiretti Lazio, delegato dalle organizzazioni agricole regionali a prendere parte al tavolo regionale della trattativa con gli industriali – deve essere pari a 0.95 centesimi di euro al litro (compreso Iva). Chiediamo azioni immediate per la promozione del prodotto trasformato, per l’avvio di un sistema di pagamento a qualità del latte e la variante del prezzo praticato nel mercato sardo con una maggiorazione del 25% agli attuali 75 centesimi di euro a litro”.

Obiettivo della protesta nell’immediato è ottenere il sostegno nella fase di produzione mediante l’assistenza tecnica e il miglioramento genetico senza trascurare azioni di promozione e comunicazione. “Ora – aggiunge Massimo Gargano, presidente regionale di Coldiretti Lazio –, la prima risposta per il settore che è in agonia, è il prezzo. Proprio per questo abbiamo deciso di organizzare questo sit-in di protesta con il quale apriamo una mobilitazione che si chiuderà solo dopo risposte chiare e definitive”.

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Attualmente i pastori laziali, purtroppo, sono costretti a consegnare il proprio prodotto ad una cifra che oscilla tra i 0,65 e i 0,70 centesimi a litro con la quale non si coprono affatto le spese di produzione. Si tratta di importi che penalizzano una categoria particolarmente vessata che ormai rischia di chiudere le proprie aziende. "E’ bene far sapere ai cittadini-consumatori – conclude Mattia – la precarietà di quanti producono i formaggi nel Lazio. Gli industriali fanno scendere il prezzo mentre gli acquisti negli ultimi 10 mesi sono aumentati del 10%”.

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