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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Economia Centro / Piazza della Libertà

Sfruttamento nei campi, braccianti indiani in sciopero: la protesta in piazza della Libertà

Centinaia di lavoratori impiegati in agricoltura, nell'allevamento e nel caseario si sono riuniti questa mattina davanti la Prefettura per chiedere il rispetto dei contratti e delle tabelle salariali. La manifestazione organizzata dalla Flai-Cgil

Centinaia di braccianti agricoli, per lo più appartenenti alla comunità indiana, questa mattina si sono riuniti in piazza della Libertà per protestare contro lo sfruttamento nei campi. Si è concretizzato così lo sciopero nella provincia di Latina del comparto agricolo con il contemporaneo presidio davanti la Prefettura per chiedere il rispetto dei contratti e delle tabelle salariali. 

“Nella provincia è altissimo il numero di lavoratori indiani impiegati in agricoltura, nell’allevamento e nel caseario, ma altissimi sono anche i numeri dello sfruttamento e troppi i diritti negati” aveva dichiarato alla vigilia la Flai Cgil che ha organizzato la manifestazione di oggi e che questa mattina è scesa in piazza al fianco degli agricoltori della comunità indiana e di altre comunità straniere della provincia che, ha detto il segretario generale della Flai di Roma e del Lazio Giuseppe Cappucci, “hanno preso pienamente consapevolezza di voler rivendicare rispetto dei diritti e dei salari”. 

Per questo, braccianti indiani e sindacati insieme anche con l’associazione In Migrazione, si sono riuniti questa mattina in piazza della Libertà in attesa di essere incontrati dal prefetto di Latina, Pierluigi Faloni. 

“E’ ora che le Istituzioni e le Associazioni Datoriali Agricole, contribuiscano fattivamente a fare in modo che vengano rispettate le regole del mercato del lavoro riconoscendo a questi lavoratori e lavoratrici l’applicazione delle tabelle contrattuali e vengano meno gli episodi di sfruttamento".

I sindacati chiedono anche la convocazione della task force specificatamente costituita presso la Prefettura di Latina, affinché le Istituzioni e la Direzione Territoriale del Lavoro intensifichino gli sforzi nel controllare le aziende che non rispettano leggi e contratti.

CONSIGLIERA BONAFONI: "SEGNALE DI UN NUOVO INIZIO"

L'INCONTRO CON IL PREFETTO - Durante la manifestazione il prefetto di Latina, Pierluigi Faloni, ha ricevuto una delegazione composta dai rappresentanti nazionali, regionali e provinciali della Flai Cgil, insieme ad esponenti delle associazioni del terzo settore, Libera e InMigrazione, e ad un rappresentante dei lavoratori. Nel corso dell’incontro è stato consegnato un documento nel quale sono illustrate le ragioni della mobilitazione e formulate alcune proposte per migliorare le condizioni di lavoro dei migranti impiegati in agricoltura.

Il prefetto, "nel confermare la massima attenzione alle problematiche relative alle condizioni del lavoro in agricoltura e, nella specie, a quelle dei lavoratori immigrati, ha assicurato la disponibilità della Prefettura a  promuovere l’individuazione, anche con le associazioni datoriali, di percorsi condivisi volti al superamento delle criticità evidenziate".

L’ESPOSTO DI UILA UIL - “In provincia di Latina la piaga del caporalato e dei ghetti è quasi inesistente perché in quest’area i lavoratori sono tutti residenti e vanno al lavoro con mezzi propri, molti in bicicletta. Il vero problema è che si è formato un ‘cartello’ di aziende organizzate nel non rispettare i contratti, nello sfruttare e nello svilire in modo indegno il lavoro delle persone, sia stranieri che italiani”: ha dichiarato il segretario nazionale Uila Uil Giorgio Carra (anche segretario Uila di Latina) che denuncia la situazione che interessa le zone tra Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia e Pontinia, anche con un esposto indirizzato all’ispettorato del lavoro, all’Inps e all’agenzia delle entrate della provincia pontina.

“In questa area - spiega Carra nel suo esposto - i datori di lavoro godono degli sgravi contributivi riconosciuti alle aree svantaggiate e il contratto provinciale prevede una retribuzione giornaliera lorda di 55 euro per 6,5 ore di lavoro. Nella realtà, gran parte delle aziende agricole paga i lavoratori, sia italiani che stranieri, 30 euro al giorno per almeno 10 ore di lavoro, senza regolarizzare le giornate e non garantendo le coperture assistenziali e retributive previste dal contratto. Ancora più odiosa, la mancata corresponsione del cosiddetto “bonus Renzi” di 80 euro/mese, che risulta formalmente erogato ma che viene indebitamente trattenuto dal datore di lavoro”.

“Si tratta di una situazione inaccettabile rispetto alla quale sta crescendo il malessere dei lavoratori e la loro volontà di reagire; una situazione che peggiora di giorno in giorno” conclude Carra che invita “gli organi preposti ad assumere iniziative urgenti di controllo, repressione e dissuasione sulle aziende irregolari al fine di ristabilire la legalità e il rispetto della dignità delle persone e, allo stesso tempo, tutelare le aziende corrette che applicano i contratti e che sono vittime di questa autentica concorrenza sleale”.

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