Economia Pontinia

Sapa, Fiom nazionale proclama lo sciopero: 2 ore di stop il 28 luglio

La serrata dopo il mancato accordo firmato in Regione lo scorso 21 luglio: lunedì prossimo per due ore tutti gli stabilimenti del gruppo Sapa resteranno fermi. Intanto arrivano anche le precisazioni dell'azienda

Due ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo Sapa. La serrata proclamata dalla Fiom Cgil nazionale all’indomani del mancato accordo firmato in Regione lunedì 21 luglio in un momento in cui la vertenza è “entrata in una fase particolarmente delicata e difficile in cui a tutti è richiesto di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità”.

“Nel momento in cui apprezziamo il gesto coerente con gli impegni assunti da parte dei sindaci, che sono “entrati” nello stabilimento di Fossanova - si legge in una nota della sigla sindacale -, allo stesso tempo dobbiamo tornare a sollecitare il Governo a convocare urgentemente un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico con la multinazionale per valutare le strategie del Gruppo”.

Partendo da questo, e dall’esigenza di “sostenere concretamente la ragioni di una lotta che non riguarda soltanto il futuro e il destino dei lavoratori dello stabilimento di Fossanova, ma le prospettive ed il destino di tutto il Gruppo”, che la Fiom ha proclamato le due ore di sciopero in tutti gli stabilimenti per lunedì 28 luglio.

“Ogni stabilimento e territorio di riferimento - conclude la nota - deciderà le forme e i luoghi in cui segnare e dimostrare l’insostenibilità di affrontare la ristrutturazione del Gruppo attraverso la cessazione di attività di interi stabilimenti senza nemmeno ricorrere all’utilizzo degli ammortizzatori sociali previsti (Contratti di solidarietà e Cassa integrazione)”.

FELTRE E ORNAGO PRONTI ALLA MOBILITAZIONE

LA NOTA DELLA FIOM PROVINCIALE - Proposte “inaccettabili e non sufficienti” quelle messe a disposizione dall’azienda a fronte della chiusura: così la Fiom provinciale rispetto all'incontro di due giorni fa in Regione e che ripercorre le tappe fondamentali della vertenza, definisce quanto accaduto nell’ultimo incontro in Regione di lunedì scorso.

“Le Organizzazioni sindacali e tutti i lavoratori nel corso dell’intera procedura hanno contestato la scelta aziendale di cessare le attività produttive sul sito di Pontinia, anche a fronte di una mancata discussione in merito allo stato di crisi in cui versava.

Ripetutamente abbiamo chiesto alla società di affrontare la criticità aziendale con l’utilizzo di ammortizzatori sociali di natura conservativa diversi dalla Cigs per cessazione e nell’ambito di un confronto generale riguardante le strategie e i riassetti organizzativi dell’intero Gruppo, da affrontare su un tavolo a carattere nazionale. In tal senso abbiamo chiesto più volte la convocazione di uno specifico tavolo in sede Ministero dello Sviluppo Economico, nel quale l’azienda ha sempre disertato, per un motivo o l’altro, rifiutando il confronto”.

Intanto ieri i lavoratori hanno deciso di proseguire con l’occupazione della fabbrica, supportati anche dai sindaci del comprensorio che ieri mattina hanno varcato i cancelli del sito di Fossanova.

LA POSIZIONE DELL’AZIENDA - “Sapa prende atto con rammarico che il mancato raggiungimento di un accordo con le Organizzazioni Sindacali penalizza fortemente le sorti dei lavoratori” commenta l’azienda in una nota in cui intende chiarire alcuni punti. 

“In totale accoglimento delle richieste della Regione Lazio, e in linea con l’impegno di ridurre il più possibile l’impatto sociale derivato dalla chiusura dello stabilimento, Sapa aveva avanzato una proposta, rifiutata dalle Organizzazioni sindacali, che prevedeva quanto segue:
    -    Adozione dello strumento della CIGS per cessazione di attività;
    -    ricerca ed individuazione di un acquirente a cui, tramite cessione di ramo d’azienda, vendere l’impianto di ossidazione salvando almeno 13 posti di lavoro;
    -    ricerca ed individuazione di altri eventuali imprenditori intenzionati a riconvertire il sito produttivo;
    -    l’utilizzo della mobilità volontaria durante il periodo di CIGS per cessazione;
    -    iniziative di outplacement, formazione, orientamento e riqualificazione a carico dell’azienda;
    -    ricollocazioni interne al Gruppo Sapa (ad oggi un minimo di 8 posizioni);
    -    incentivi all’esodo progressivi per fasce d’età (15.000, 17.000 e 19.000 euro lordi).

Sapa vuole infine sottolineare che - conclude l’azienda - , nonostante la campagna diffamatoria, l’ingiustificabile episodio di violenza e il blocco del reparto spedizioni che ha causato pesanti perdite finanziarie aggiuntive, non è mai venuta meno agli impegni verso i propri dipendenti. Da ultimo si vuole ribadire che la perdurante occupazione dello stabilimento è illegale ma non ha allontanato la Società dal ricercare fino in fondo una soluzione accettabile da tutte le parti in causa”.

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