Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Economia

Stabilizzazione Lsu, la Cgil: “Nessuna garanzia per i lavoratori”

Critiche ai progetti della Regione per il reinserimento dei lavoratori socialmente utili. In 200 avranno un contratto a tempo determinato, per gli altri 80 i Comuni non hanno siglato intese

Hanno iniziato i loro sit-in ieri, davanti ai municipi dei comuni che non hanno approvato le intese per la loro stabilizzazione. E anche chi un contratto l’ha avuto non può dirsi soddisfatto di una regolarizzazione a tempo determinato. Per questo i lavoratori socialmente utili in forza a diciannove comuni e alle tre comunità montane della provincia pontina si sono riuniti in assemblee, assieme alla Cgil-Funzione pubblica, per chiedere soluzioni alla loro situazione.

I più arrabbiati sono certamente gli 80 lavoratori socialmente utili di Priverno, Monte San Biagio, Sperlonga, Castelforte e Campodimele per i quali non è stato sottoscritto alcun protocollo d’intesa: le rispettive amministrazioni comunali non hanno aderito ai progetti messi a punto dalla Regione, che nello scorso novembre aveva riattivato le procedure per il reinserimento lavorativo degli Lsu.

"È grave lo stato di disagio nel quale sono stati posti i lavoratori nonché gli stessi enti locali - sottolinea Maria Cristina Compagno, segretario provinciale della Fp Cgil, che guida la protesta - poiché da oggi non potranno più garantire i servizi resi alla cittadinanza e spesso quei servizi ritenuti essenziali che, soprattutto nei comuni con numero inferiore a cinquemila abitanti, venivano svolti quasi esclusivamente dagli Lsu".

Il sindacato si dice comunque preoccupato anche per le intese raggiunte con le amministrazioni locali nei comuni che hanno provveduto a sottoscrivere il protocollo regionale. Si tratta di accordi che riguardano più di duecento lavoratori in forza ai municipi di Bassiano, Cisterna, Cori, Itri, Lenola, Maenza, Minturno, Norma, Prossedi, Roccagorga, Roccasecca dei Volsci, Sezze, Sonnino e Santi Cosma e Damiano. I contratti a tempo determinato non offrono per loro, secondo la Cgil, sufficienti garanzie lavorative. "Da sottolineare positivamente quello che si è verificato a Roccagorga e Sonnino - riconosce però Compagno - dove i sindaci hanno deciso di procedere al mantenimento in servizio degli Lsu attraverso l’attivazione dell’istituto dei voucher".

La Cgil, che chiede una mediazione al prefetto Antonio D'Acunto, martedì prossimo organizzerà un’assemblea degli Lsu a Roma, davanti alla sede della Regione Lazio. "Continueremo la nostra battaglia affinché dove ancora non sono state trovate soluzioni ritenute efficaci saranno poste in essere ogni forma di lotta finalizzata alla soluzione del contenzioso aperto" aggiunge Compagno.

La Regione, dal canto suo, si dice soddisfatta dei progetti di stabilizzazione avviati. "La Regione Lazio, con l’apertura del nuovo percorso - sottolinea il consigliere regionale del Pdl Gina Cetrone - ha attuato una grande operazione di contrasto alla precarietà di questi lavoratori, soluzione resa possibile dai circa 50 milioni di euro del Fondo per l'inserimento al lavoro, ma anche dei fondi regionali, nazionali ed europei".

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